Inquinamenti acustici

Parlo piano. Nella mia testa c’è tanto rumore, frenesia, caos. Tutto si muove invano, almeno che lo scopo non sia quello di causarmi laceranti mal di testa. Non sopporto tutto questo. Vorrei silenzio o musica. Vorrei ordine. Armonia. Fuori dalla mia testa è ancora peggio. Tutto si muove, tutto ha uno scopo, tutti hanno un posto dove andare, tutti parlano, fanno rumore. In questa loro confusione ci sono dei perché ed è ancora più terribile. Non possono fare quello che devono fare piano?

Io parlo poco perché non riesco a organizzare i miei pensieri e soprattutto perché non ho niente da dire. Non ascolto nemmeno molto, cerco di isolarmi acusticamente, vorrei essere sordo, vorrei non avere questi mal di testa, vorrei pace. Silenzio. Mi muovo anche lentamente perché non ho fretta e perché voglio osservare tutto. Fisso spesso il vuoto, soprattutto quando sono con altre persone, non so perché lo faccio credo che mi aiuti, fa spaventare la gente, gli fa andare via e mi fa rimanere solo.

Un tempo c’era lei, non mi ricordo il suo nome. Non mi ricordo nemmeno come ci siamo incontrati, né lo sguardo che non ci siamo scambiati. Non ricordo come lei ha iniziato a parlarmi né perché ha voluto starmi accanto. Amavo pensare che mi avesse scelto, non importava per quale motivo, era la sua scelta che mi affascinava. Lei era sicura o forse terribilmente sola, di quella solitudine che le donne non riescono a sopportare, una solitudine che io non ho mai capito, ma che l’ha portata misericordiosamente tra le mie indegne braccia. Lei riusciva a tirarmi fuori le parole di bocca, parlava al posto mio, non penso che mi ascoltasse, riempiva con il suo flusso continuo di parole senza senso i terribili abissi dei miei silenzi. Parlava come tutti gli altri, non mi ascoltava come tutti gli altri, ma era armonia, era suono dolce, era come se le sue parole mi cullassero, era silenzio. Era ordine. Era lei, c’era, era accanto a me e mi imponeva il suo strano silenzio rumoroso.

Ma i giochi durano poco, stancano presto e se n’è andata. Mi ha lasciato come l’attore che abbandona il suo pubblico al palcoscenico vuoto.

L’ultima volta in cui l’ho vista era bellissima. Aveva un vestito di un colore che non ricordo, i capelli acconciati in maniera strana, delle scarpe che le davano un’insolita instabilità. Il suo volto era diverso, pieno di colori. Era bella come mai, come nessuna. Mi ha portata al teatro. Mi ha fatto sedere in platea, continuava come sempre a parlare. Eravamo soli. Il teatro era buio. C’era solo una luce che illuminava il palcoscenico. Si diresse verso quella luce con la sua nuova camminata e il vestito che la ostacolava. Smise di parlare e partì una dolce musica, iniziò a muoversi con grazia, facendo una strana danza che mi rapì.

Poi di colpo la musica finì. Lei se ne andò. Mi lasciò lì a guardare l’inutile luce, ad aspettare che lo spettacolo rincominciasse di nuovo.

Crudele quel silenzio e quella vana attesa, ma sono ancora lì.

 

5 risposte a “Inquinamenti acustici

  1. Mi piace come scrivi Faty, Come rovesci i generi. Riconosco modi e stilemi che passano attraverso il sentire diretto. Sono favorevole per chirurgica propensione al lieto fine, alla speranza del colpo d’ala più o meno geniale. Se potessi riscriverei l’ultima scena di tutto il melodramma italiano ed europeo. Perché e’ difficile uscire bene, molto più che essere cacciati dalla propria storia. E il silenzio cosa forte e nobile, vera immagine della solitudine dell’uomo, non negativa in se’, può essere fatto parlare, essere amore grande, oppure vuoto. Del fascino del vuoto ha detto tutto Nietsche del valore del silenzio non bisognerebbe far parlare solo i monaci.
    Chapeau Faty

  2. Senti io l’ho letto una volta, due, tre, quattro. E io penso che tu scriva meravigliosamente e non ho niente da dire. Eccellente. Mi dispiace tu vuoi le critiche, ma che ci posso fare…

  3. Well done. Trovo la canzone fantastica e trovo geniale l’abbandono descritto come un abbandonare lo spettatore al palco… cioè il rendere lo spettatore aspettatore. Bello. Era questo o al solito ho capito male?

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