Ti chiamerò “senza titolo”.

Non so da voi, ma da me piove e anche tanto. La pioggia mi piace perché rimbalza e io posso fare il bilancio energetico dell’urto con il terreno. ( Una delle cose più strabilianti che ti insegnano i professori di fisica è che quando lanci una pallina contro il muro, non lo vedi ma in realtà fisicamente sposti il muro. Momenti di onnipotenza!) Non è vero, mi piace la pioggia perché mi piacciono le cose che rimbalzano, non lo so mi danno l’idea che non si cade mai davvero, poi mi piace il rumore, il fatto che la natura si fa sentire, ma il motivo per cui mi piace veramente veramente  veramente è che sporca i vetri delle finestre, adoro pulire i vetri.

Non volevo parlare della pioggia in realtà avrei voluto scrivere un post tutto arrabbiato pieno di parolacce in cui facevo venire fuori tutto la mia misantropia, ma ho gli occhiali sporchi.

Perché sei tutto arrabbiata Faty?

Perché trionfa il mediocre, trionfa l’ovvio, lo scontato, l’assolutamente inutile. Trionfa il disonesto. Le cose scritte per attirare il lettore. Trionfano notizie spudoratamente false ma che fanno contento chi legge, e non sto parlando solo del Giornale. Trionfano due idioti che cantano a Sanremo. Perché trionfano gli idioti che godono dei trecento morti egiziani e che invocano altre rivoluzioni nello stesso modo e con le stesse dinamiche. Trionfa Fabio Volo. Trionfa Moccia (ho scoperto essere anche uno degli illuminati e illuminanti autori del festival della canzone italiana). Trionfa la Canalis che non riesce a mettere due parole insieme. Trionfano discorsi tipo: bisogna leggere di più, gli inceneritori non devono esistere, no alle centrali nucleari, poco importa se non sai di cosa stai parlando. Trionfano i cerebrolesi che danno ricette su cose che non conoscono. Tutti parlano. Tutti fanno vibrare le corde vocali. Tutti sentenziano. Tutti hanno una soluzione. Tutti hanno una parte da cui stare. Ma soprattutto perché la gente dei Marlene preferisce “Festa mesta” a “Stato d’animo”, e io questo proprio non lo posso sopportare.

E te ne accorgi solo ora?

No, ma ora il mio narcisismo finito sotto i piedi mi consente di vedere che non sono molto lontana da quanto detto sopra.

Meglio tardi che mai… soluzioni?

Studierò un sacco e non parlerò più.

 

Detto questo volevo aggiungere che oggi mi sento come una farfalla aptera, e io odio le farfalle figurati quelle aptere.

 

36 risposte a “Ti chiamerò “senza titolo”.

      • Perchè quando il male tende cerco di riformularlo. Se non ci riesco tento di non caricarmelo.

        Oggi non l’ho caricato.

        E magari un po’ di menefreghismo di base…mah..

        Con o senza ali una farfalla viene schiacciata da uno stivale. E’ meglio cambiare bestia.

        La responsabilità non è tua (a proposito di muro che si sposta).

          • Non caricarlo è una scelta possibile quando lo vedi arrivare.

            Ancora mi sembra privo di difese il povero Mike ^^’…

            La tua delusione da dove arriva (se vuoi anche “perchè arriva?”)

          • Eh ma tu mi dici che è possibile, cosa sulla quale io ti credo anche, ma mi devi dire come si fa… eh eh eh…
            Non sviare le domande Ermo😛

          • Io posso essere ermetico… …😛

            C’è un limite che probabilmente tocchi spesso e non riesci a rompere poichè la forza di molti è maggiore di quella del singolo.

            Credo che quel limite non vada toccato perchè l’energia che toglie è troppa. E’ un procedimento non costruttivo (distruttivo) che ti porta solo ad aumentare di un unità il numero di volte che l’hai effettuato.

            Sinceramente non so se sia la forza ad aumentare insieme a quel numero.

            Ci vuole un nucleo energetico di base che non deve essere intaccato da nessuno per poter operare al meglio.

            Invece di investire tutto per cercare di scalfire di più mantieni una base forte per gestire queste evenienze. Quello che avanza si può muovere.

          • Aspetta un attimo… quindi se non ho capito bene il tuo discorso parte dal principio ” io voglio stare bene, e in questo senso e in questa direzione mi muovo, non toccando quello che mi potrebbe fare del male”

            ????❤❤❤😛

          • Aspetto. Esatto, non hai capito bene😛
            Quella che proponi tu è una scelta ancora più faticosa che per ora non approvo.

            E’ chiaro che li dentro ci si vuole sguazzare. Stò solo dicendo che è opportuno concedersi un po’ di più della certezza di poter tornare a galla…
            🙂

          • Uhm…😛
            Okay. Ho capito. Mi sa anche che hai ragione, ma sguazzare così è troppo bello, mi sento una rana oggi.😀

      • Turbolente.
        Ricorrenze.
        Date che tornano.
        Assenze come le tue del post scorso.
        Non sapere cosa fare.
        E sentire una specie di vuoto interiore sempre e sapere di non essere in grado di affrontarlo da solo.

  1. Mi aggiungo anch’io alla schiera di persone che tutto sommato stanno bene, anche se sono stanchissimo. Che sarebbero queste farfalle aptere?

  2. Io sto che domani torno a casa… che oggi ho dovuto lavorare come un ciuco, che non me ne va bene una e che vorrei tanto tirare una testata al muro.

  3. Beati voi che state bene fisicamente. Io ho la febbre, e come me il mio consorte e anche mio figlio.😦 E qualcuno non viene a trovarmi…

  4. Al momento di commentare, avendo letto tutti i commenti, non ricordavo più di cosa parlasse il post: ho dovuto tornare su a rinfrescare la memoria…
    A me la pioggia, quando non eccede (anche se il verbo eccedere è relativo: eccessivo per me, può non esserlo per la pioggia stessa, per la terra, sicuramente per un pesce non è mai eccessivo) piace, perché mi concilia il sonno del riposo, mi culla quel leggero tamburellare sulle tegole; non ho mai considerato il lato Fisico del rimbalzo: a fisica ero una frana.
    Quando scrivi queste cose, difficilmente non attrarrai chi ti legge, se poi citi sanremo, non potrei non risponderti, come sto facendo, che per me non esiste se non come fastidio annuale, mi accontento di non seguirlo, rassegnandomi a sentirne parlare, ed a scorgerne qualche immagine di sfuggita ed involontariamente: mi consolo col fatto che in poco tempo lo avrò già scordato, e poco importa chi c’era e chi non c’era… Il festival della canzone italiana rimarrà ancora per molto un obbrobrio televisivo che si va ad aggiungere a tutti gli altri che da molto tempo invadono/infangano l’etere. Digitale o analogico che sia/fosse.
    Rimangono veramente poche isole felici in quell’ambito, ma ci sono, ed io sono grato (non mi chiedere a chi) che ci siano.

    • Senti a parte il fatto che Sanremo è un fenomeno di massa che riguarda dieci dodici milioni di persone quindi in realtà snobbarlo del tutto non so quanto possa essere produttivo, detto ciò, ieri l’ho visto, onestamente ho dovuto fare un grosso sforzo, effettivamente è roba veramente banalissima, ma lo dico sempre bisogna cercare di capire, non solo giustamente criticare.

      Riguardo i commenti qui c’è qualcuno che la butta sempre un po’ in caciara.😀
      Grazie invece del tuo di commento.

  5. mi ricordi una sensazione che conosco bene: quella dello spazio chiuso. Un vaso di vetro da cui si vede l’esterno, con soluzioni che servono ad ottundere il problema,ma che durano poco perché il problema ritorna. E qual’è il problema? Lo scarto tra ciò che si sente e ciò che si percepisce e si vede. L’ovvietà del bello e del giusto, la banalità del vieto e del facile. studiare, leggere, viaggiare, lavorare ruota attorno ad una necessità di autoapprendimento alla libertà: la propria. All’autosufficienza, al trattare socialmente la solitudine che significa singolarità, pensiero identitario, rifiuto allegro della massificazione.
    Potremmo discutere molto su alcune tue proposizioni, ma credo che alla fine nessuno si sentirebbe sminuito, né banalizzato, questo è quello che stai sollevando attraverso questo tuo comunicare, non è poco. Prova a pensarci.

    • E’ proprio il vaso di vetro di cui parli tu… Ci penso Willy, ci penso sempre in realtà ma oggi ci penserò di più😉

      Mi stavo dimenticando… non sei d’accordo sul nucleare eh? Lo sapevo…😀

      • Sul nucleare come su altro, faccio una scelta ideologica. Non lo rifiuto perché non è sicuro, per le scorie, ma per l’idea di consumo infinito dell’energia e delle risorse che sottende. Mi occupo di cose che hanno a che fare con lo sviluppo, sia pure al livello che serve per lavorare qualche idea etica su tutto quello che propongo ce l’ho. L’energia va conservata, non sprecata e i modelli di produrre e di vita si devono ripensare. Poi si può vivere come adesso, ma è necessario essere consapevoli, non è possibile lasciare ad altri le scorie del nostro benessere. Per cui scegliere modi alternativi di vita, per me è ideologia, senza connotazioni negative. Una scelta che comprende anche il nucleare. Naturalmente il tutto si estende all’idea di società dei consumi contrapposta a società dei contenuti, ma su questo saremmo d’accordo. Credo.😉

          • Gli elettrici dovrebbero ricordarsi di Nicolas Tesla e gli elettori di qualcos’altro.
            Scherzo, ma cher, per il resto odiando il banale, ma non il confronto, ci sono. E siccome sono un maghetto di pianura, so che sarà piacevole oltre che proficuo.
            Per me naturalmente😉

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