Indifferenze

Con i pugnali che ti avevo donato

e le mie spalle vergini, vittime sacrificali,

che avevo offerto al tuo altare,

a te, mio profano forgiatore,

avresti potuto forgiarmi,

pugnalarmi,

trapassarmi.

 

Trucidarmi.

 

Non l’hai fatto.

E’ stato gentile da parte tua.

Hai ignorato i miei pugnali.

Le mie spalle.

Hai preferito pungermi.

E’  stato così che ci siamo persi.

Con gentilezza.

29 risposte a “Indifferenze

  1. Non solo, per come l’ho letta io, o come la leggo io, ognuno legge ciò che vuole nelle scritture di altri, è anche un bisogno di come dire essere in qualche modo aiutati in quel processo necessario che è la distruzione di se stessi, o una parte di se per potere magari costruire qualcosa insieme. La parte fondamentale credo che sia in forgiatore, non so di solito si offrono i sacrifici al Creatore, invece qui c’è la figura del forgiatore, dell’uomo o donna non so bene a chi e a che tipo di sentimento si riferisca, che si pensa possa essere in grado di aiutare nella distruzione, nella rinascita… Credo eh per come conosco io il pensiero della Faty… ecco.

    • Volendo si potrebbe parlare di un “effetto Pigmalione”. Ma cosa accade se il forgiatore innesca, suo malgrado, un “effetto Pigmalione” invertito, trasmettendo indirettamente impressioni negative? La sua beniamina tenderà ad adeguarsi, rinforzando con il proprio comportamento distratto o indifferente tali impressioni.

  2. Bene, mi hai rovinato la pausa pranzo, te ne sono veramente riconoscente.🙂

    Quello che io non capisco è perché questo lo consideri indifferenza, perché non riesci a vedere le cose da un altro lato… non può essere semplicemente che si riconoscano i pugnali, le spalle, “l’immolarti” ma non sentirsi affatto forgiatori, né degni di tutto questo, o semplicemente amare e non riuscire a trucidare. Perché l’amore deve prevedere questo?

    • Perché è anche questo. E’ anche crudele. E’ spietato. Se non lo è, vuol dire che non ne ha la forza, e se non ha tale forza allora forse non è proprio amore. E ci si perde.

    • Molto probabilmente, nemmeno io, e come diceva Francesca qualche commento più su, leggere ciò che scrive un altro è a rischio psicologismo perché tendiamo a sovrapporre a quella scrittura il nostro intertesto o portato euristico (questo fra l’altro ho sempre pensato anch’io di tutti quei corsi di psicologia dell’arte e della letteratura e consimili).

        • La realtà va al di là di tutto ciò che se ne può dire, bisogna affrontarla nella sua ambiguità, nella sua opacità (il principio di indeterminazione di Heisenberg abbassa la cresta a diverse discipline) ogni riflessione su questo o quello non può che risultare parziale, il più delle volte arbitraria o destinato a reiterare il già detto, il già pensato. Pertanto il concetto di autorità oltre che ad essere convenzionale è il più delle volte “improprio”, anodino e inadeguato a “leggere” la realtà.

          • Faty, perdona la digressione ma Ermo a volte sollecita le mie tante anime che è quasi impossibile mettere un freno alla mia impenitente logorria.🙂

          • Perdonalo Fatj, si è emozionato anche lui😀

            Grazie, bellissimo reply, si lega anche alla metodologia nell’ “incertezza” che cercavo di sostenere precedentemente.

            Scusate se ogni tanto tendo a disturbare le complesse strutture riflessive che spontaneamente nascono in questo posto di esternazioni stazionarie.🙂

            Buonanotte😀

  3. Allora vi svelo intanto un segreto, tanto rimane tra di noi. Questa “cosa” che io ho scritto è nata mentre mi mettevo lo smalto e il gesto del pennellino che deve essere inzuppato insieme al colore dello smalto stesso mi ha fatto venire in mente: pugnali, e trucidare. E questo è l’antefatto.

    Quello di cui volevo cercare di parlare è un atteggiamento molto femminile e infatti la Checca, lo ha un po’ capito.

    Ci sono delle situazioni, nelle relazioni umane ovviamente, in cui capita per svariati motivi di affidarsi completamente a una persona, non necessariamente relazioni amorose, almeno non in senso stretto, in cui volontariamente si offrono pugnali, ci si scopre, si diventa privi di difese. Quello che volevo dire è che non necessariamente questo è un atto di fiducia, o di amore, ma può essere, e lo è in questo caso, un atto profondamente egoista di porsi un po’ come vittima di fronte a un carnefice che vorresti fare diventare tale perché è quello di cui in quel momento hai bisogno, di essere trucidato non tanto per il gusto della sofferenza, quanto perché ti consente una rinascita. E’ un atteggiamento da sanguisuga, da sfruttatore. E questa è la prima parte.

    Come reagisce però l’altro? Non se ne accorge. Ignora. O non è disposta a farlo probabilmente. Oppure ancora non è affatto in grado di leggerlo. Passa oltre, quasi non fosse necessario, quando per me lo è, lo è eccome.
    Ed è così che ci si perde, non ci si capisce, ma con gentilezza.

      • J’adore sa pantomime!! purtroppo non riesco a seguire Mughini nel suo verboso vacuo prolissare. Lo stesso mi accade con Sgarbi nei cui confronti però non provo alcuna simpatia, lo trovo fazioso in tutta la sua ignoranza (forse ho acuito questa mia idiosincrasia nei suoi confronti ereditandola dal mio vecchio professore di filosofia all’università (ricordo era di Pisa e aveva quella verve toscana da filibustiere che costituisce di per sé un valore aggiunto).

  4. quale pugnale più acuto dell’indifferenza, quella che neppure coglie l’inermità? E quanto ci si accontenta prima dell’attenzione. Hai ragione, l’amore è un’altra cosa.

  5. Il mio pensiero, invece, è andato subito alla cimice dei letti, specie il cui maschio ha sviluppato una protuberanza copulatrice affilata, dalla funzione analoga a quella di un ago ipodermico, con cui trafigge la femmina, per inseminarla.
    Quando si dice l’amore.

    Saluti

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