Incontri natalizi

-No!  Non ci credo. Sei proprio tu!

-In verità, in verità ti dico che sono proprio io. La tunica bianca e l’aureola mi fregano sempre.

– Per non parlare delle stigmate. Te l’hanno imitate in tanti, lo sai? Sì lo sai. E’ una vita che desideravo vederti. Ti immaginavo diverso però, un po’ più bello.

– Sai mettere a proprio agio le persone tu. Cosa conta poi la bellezza?

-No, niente hai ragione. Solo che t’immaginavo diverso.

-Se la cosa ti dispiace così tanto puoi continuare a immaginarmi.

-No, preferisco guardarti. Tu, tu sei… sei…  così, così  uomo.

-In verità, in verità ti dico che sono un uomo. Sono un uomo palestinese.

-Ci sono stata in Palestina. Sei un po’ abbronzato in effetti.

-Non citare mio fratello Silvio.

-Lo sapevo che eri un figo.  Ma l’aureola non ti dà noia?

-Un po’.

-E non ti fa freddo con quel lenzuolo bianco?

-Un po’. Ma è della mia tunica che volevi parlare? No perché su questo ci hanno perso già abbastanza tempo.

-No, però mi potresti dire, già che ci siamo, se la tunica era tua.

– Sciocchezze. Di cosa mi volevi parlare?

-Beh, io non lo so.

-Camminiamo?

-Camminiamo.

-Con quel ginocchio farai fatica.

-Sai proprio tutto.

-Non è difficile, stai zoppicando. Allora mi hai tanto cercato, volevi tanto parlare con me. Eccomi sono qui dimmi tutto.

-Senti, ti dispiace se cominciamo la conversazione gradualmente?

-Va bene. Facciamo piano.

-Grazie. Hai visto che nevicata? Non ho mai visto una nevicata del genere. Ti piace la neve?

-In verità, in verità ti dico che amo tutti gli agenti atmosferici, ma con questa tunica la neve non è proprio il massimo.

-Anche a me non piace il freddo. Vuoi una delle mie maglie?

-Sì, grazie. Che spalle enormi hai?

-Non è divertente.

-No, non lo è. E’ bruttina però questa tua maglina.

-E’ l’unica che ho. Non posso darti il giubbotto, tu sei Gesù, io prendo la broncopolmonite, e muoio.

-Non importa. Scherzavo.

-Sono un po’ ipocondriaca.

-Lo so. Smetterai di esserlo prima o poi.

– Senti, Gesù, ma tu come stai?

-Non molto bene direi. L’umanità mi fa penare.

-Immagino. Cosa c’è che ti fa tanto soffrire?

-Lo sai. Lo sai bene.

-E’ vero lo so. Beh soffro anch’io.

-Perché?

-Io non lo so.

-In verità, in verità ti dico che tu lo sai.

-Penso di assomigliarti.

-Che arroganza, mi stupisci. Chi te lo dice?

-La Checca. Lo dice sempre.

-Beh allora.

-Pensi che sia bello che io ti assomigli?

-Non credo, non ho fatto una bella fine. Ma tu non mi assomigli, Io sono abbronzato.

– Menomale. Ma hai vinto tu, no?

-Hai aperto gli occhi tu? Lo vedi in che mondo vivi? Cosa ti fa pensare che abbia vinto io? Ho perso. Io ho perso. E ha perso anche l’umanità. Guardati intorno.

-Tu l’hai già visto “Natale in Sudafrica”?

– …

-Hai ragione, non guardarmi così. Te l’ho detto che si doveva procedere piano, poi che ci posso fare se c’è la locandina di “Natale in Sudafrica” lì?

– …

-Cosa stai facendo?

-Niente sto riflettendo. Cerco un modo per sollevarti un po’ di morale.

-Tu a me?

-Beh sì, perché non penso che tu abbia torto. Non hai vinto tu purtroppo, vince sempre  Barabba. Sarà sempre così?

-No.

-Menomale. Ci sediamo?

-Sediamoci. Sei stanca?

-Molto.

-Sei giovane.

-Lo so, ma sono stanca lo stesso. Non posso?

-In verità, in verità ti dico che tu devi essere il sale della terra.

-Perché?

-Non lo so, ma la terra deve pur avere sapore.

-E perché devo essere proprio io?

-Perché dovrebbero esserlo tutti.

-E’ faticoso.

-Lo è.

-Perché si deve faticare così tanto?

-Perché il mondo è abitato da insipidi. Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Dove state andando? Che cosa volete voi da questo vostro mondo?

-Non lo so, io ci provo, ti giuro ci provo davvero. Ci provo a fare qualcosa, a cambiare, a migliorare questo nostro habitat.

-No, tu non ci provi affatto.

-Insegnami come si fa. Voglio farlo.

-Devi essere tu. Tu lo devi capire.

-Ma tu non mi aiuti?

-No.

-Perché?

-Non posso.

-Lo capirò?

-Non so, dipende da te.

-Gesù, tu sei felice?

-Non lo so.

-Perché non lo sai?

-Perché sono combattuto.

-Anche tu?

-Anche io.

-Perché io non sono felice?

-Perché fai di tutto per non esserlo.

-Io ci provo.

-Tu non ci provi affatto. Tu non ti rendi conto. Non capisci quello che sei, quello che hai ed è per questo che sei immobile. E’ per questo che sei come Rien.

-Chi è Rien?

-Rien era un uomo che tutte le notti andava a letto e cercava di dormire, non ci riusciva allora svestiva il pigiama si vestiva elegantemente e aspettava che fosse mattino per potere agire. Sul letto a fissare il vuoto aspettando che fosse di nuovo alba. L’alba arrivava, torna sempre, lui faceva colazione e poi passava la giornata nel tentare di trovare la forza di aprire la porta, uscire e affrontare il mondo. Non ci è mai riuscito Rien, è morto sul suo letto, mentre aspettava l’alba, vestito elegantemente.

-Morirò come Rien?

-Non lo so, dipende da te.

-Che fai?

-Penso.

-Dovresti agire.

-Lo so.

-A che punto sei con i regali di Natale?

-Non lo so. Non  credo che farò regali di Natale.

-Perché?

-Non lo so, non credo nemmeno che andrò a baciare qualche statua che ti raffigura da bambino. Scusa, ma mi fa un po’ schifo.

-Non mi è mai piaciuto nemmeno a me. Sono così brutti quei bambini.

-Applauso a Gesù… Mi dici un’ultima cosa?

-Sì.

-Che vuole dire “attenti e vegliate”?

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7 risposte a “Incontri natalizi

  1. Certo più che un’allotropia irriverente alla Saramago, a me pare un pastiche che fa il verso a Don Camillo di Guareschi e al Cavaliere del Settimo Sigillo di Bergman. La chiusa che manca al racconto è un omissis provvidenziale alla Wittgenstein.

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