Masse

‘Il mare è pericoloso. E’ pericoloso soprattutto per chi sa nuotare. Chi sa nuotare affoga, gli altri restano a riva e non annegano. Non andare mai troppo lontano. Ti voglio vedere sempre, se inizi a non toccare devi immediatamente tornare indietro,  quando io faccio un cenno tu esci fuori dall’acqua. Non voglio mettermi a sbraitare e urlare, io faccio un cenno tu esci. Okay?’
‘Pensi che io sappia nuotare, babbo?’
‘Credo che tu possa imparare.’
‘E quando imparerò affogherò come quelli che sanno nuotare?’
‘No, sei sarai abbastanza furbo, e capirai fin dove puoi andare.’
‘Tu perché non sei mai annegato babbo?’
‘Una volta ho rischiato.’
‘Cosa è successo?’
‘Ero stupido e non molto furbo, mi sono buttato da quella scogliera là? La vedi? Quella sì. Avevo qualche anno più di te. Ecco, mi sono buttato da lì e ho rischiato di annegare.’
‘E poi?’
‘Poi sono risalito, e ho ricominciato a respirare.’
‘Come era quel respiro?’
‘Uno dei più belli della mia vita.’
‘Che aveva di diverso? E’ sempre ossigeno.’
‘Sì, ma è diverso.’
‘Penso che non voglio imparare a nuotare.’
‘Devi invece.’
‘Perché?’
‘Cosa fai se sei in barca e quella inizia piano piano ad affondare? Che fai? Devi metterti a nuotare. Ti devi salvare.’
‘Penso che potrei non salire mai in una barca.’
‘Allora a cosa servirebbe il mare?’
‘Per fare morire le persone che sanno nuotare.’
‘Ma io so nuotare e non sono morto, basta essere attenti, sapere quali sono le proprie capacità, conoscere le proprie forze.’
‘Come si fa a conoscere le proprie forze?’
‘Tu riesci a sollevarmi?’
‘Certo.’
‘Prova. Non ci riesci. Hai visto? Ora sai che non puoi sollevarmi. Io riesco a sollevarti?’
‘Tu sì. Tu riesci a sollevare tutto, il mare, la terra. Anche quel palazzo lì. Ci riesci?’
‘No. Riesco a sollevare al massimo centoventi chili.’
‘Fico quattro me.’
‘Quattro te.’
‘Quindi per sapere fino dove posso arrivare devo prima provare e se prima devo provare allora devo annegare. Babbo, mi sa che non voglio nuotare.’
‘No.’
‘Quanto pesa quel palazzo?’
‘Non l’ho progettato, io non lo so.’
‘Perché non lo sai?’
‘Ci sono cose che non si possono sapere, ma si possono sempre scoprire.’
‘Scopri, per favore, quanto pesa quel palazzo?’
‘Sì, certo. Dopo, quando torniamo, a casa chiamo l’ingegnere che l’ha costruito e glielo chiedo.’
‘Sì, grazie. E’ importante.’
‘Perché?’
‘Voglio allenarmi per sollevarlo. Però prima devo sapere il suo peso. Giusto?’
‘Giustissimo. Puoi sempre però sollevare la terra, e anche il mare.’
‘Uh! Come?’
‘Guarda.’

Con il pugno raccoglie un po’ di sabbia.

‘Fico. Questo lo posso fare anch’io. Sto sollevando la terra. Sto sollevando la terra. Quanto pesa la terra babbo?’
‘Tanto.’
‘Quanto?’
‘Seimila trilioni di tonnellate circa.’
‘Quanti me sono?’
‘Duecentomila trilioni.’
‘Esistono così tanti me?’
‘Ne esistono di più.’
‘Perché non li incontro mai?’
‘Eh.  Perché non sai se riesci a sollevarmi.’
‘Cioè?’
‘Lasciamo perdere.’
‘Perché?’
‘E’ un discorso complicato.’
‘Spiegamelo. Dove sono tutti questi duecentomila trilioni di me?’
‘Dentro di te. ’
‘Forte. Dovrò dare un nome a tutti.’
‘Sarebbe carino.’
‘E perché io non li vedo?’
‘Li vedrai.’
‘Come? Quando?’
‘Basterà guardarti allo specchio.’
‘Tu li vedi?’
‘A volte.’
‘E come sono? Come si chiamano?’
‘Sono tanti. Non li ho dato un nome.’
‘Non sei stato carino. E cosa fanno?’
‘Passano il tempo a litigare tra di loro.’
‘Non è bello. Perché litigano? Non mi piace la gente che litiga, poi inizia a urlare. Non mi piacciono gli urli.’
‘No, non è bello.’
‘Sai perché litigano?’
‘No.’
‘Lo puoi scoprire.’
‘Potrei.’
‘Perché non lo scopri?’
‘È difficile.’
‘Forse litigano perché non li hai dato un nome.’
‘Può darsi.’
‘Darò un nome a tutti, babbo. Non voglio che litighino. Faccio bene?’
‘Fai bene.’
‘Babbo, sto pensando una cosa.’
‘Dimmi.’
‘Tu quanto pesi?’
‘Ottanta chili circa.’
‘Se tu pesi ottanta chili e dentro di te ci sono duecentomila trilioni di te allora babbo tu sei più pesante della terra. Babbo sei pesantissimo!’

 

6 risposte a “Masse

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