Il Pragma Palace, il sogno di ognuno

Entrai come tutte le mattine nel Pragma Palace, era il mio posto di lavoro, guadagnato con tanta fatica, e che con altrettanta difficoltà cercavo di mantenere. Pragma Palace sta per “Pragmatic Palace”, ovvero palazzo pragmatico, ed era proprio quella la caratteristica di quel posto: la concretezza. Nel Pragma Palace si poteva parlare solo di progetto, concretezza, realtà e simili. Era stata una faticosa conquista. Anni di studio e lavoro, cambiamenti e mutamenti, imposizioni, dolori e sofferenze per avere una scrivania. Ce l’avevo fatta, lacerata, ma ce l’aveva fatta.

Il Pragma Palace offre un sacco di possibilità ai suoi dipendenti, potevo scegliere in quale stanza lavorare. Piegata alle abitudini, e soprattutto piegata al mio essere una lavoratrice del Pragma Palace, lavoravo sempre nello stesso posto, alla stessa scrivania, nella stessa sedia. Avevo bisogno di un po’ di famigliarità in fondo. Quel giorno però, sarà stato il tempo particolarmente minaccioso, la paura di un’improvvisa  Apocalisse, sarà stato il caffè preso al bar dal sapore strano, o la nuova immagine intravista di sfuggita riflessa nello specchio del mio bagno, sarà stato tutto questo e molto altro, ma avevo voglia di cambiare stanza. Volevo scegliermi per una volta da quando ero stata assunta in quel posto la non-famigliarità, la non-abitudine. L’abitudine è deleteria, ma la non-abitudine quando diventa metro di giudizio può esserlo ancora di più. Tanto di più. Scelsi quindi la stanza cinque-sette-sei, del terzo piano. Non so bene perché, il numero era carino, la porta era blu, mi piacque.

La stanza era enorme. Le finestre erano enormi. Era illuminata in maniera particolare, tendeva ad accecare. Fuori pioveva e dalle finestre potevo vedere le gocce di acqua scorrere sul vetro, ma sembrava che dentro ci fosse una specie di sole artificiale. Ero spaventata, confusa e soprattutto sorpresa. Dopo un po’ la mia retina si abituò a quella luce e iniziai a distinguere gli oggetti e le persone che abitavano quel strano posto. Mi trovai all’improvviso con accanto dei giganti. Non scherzo, erano persone come me, due occhi, un naso, una bocca etc. solo che era grandissimi. Nel loro volto non c’era niente. Erano impersonali, ma terribilmente belli quei volti. Si assomigliavano molto gli uni agli altri, ed erano tutti uomini. Ognuno vestito a suo modo, ma c’era qualcosa che gli accomunava, non riuscii a capirlo, era troppo in un solo giorno. Alcuni erano seduti, altri in piedi fermi, altri camminavano nervosamente e altri ancora dormivano rumorosamente. Non mi sembrava che stessero lavorando, e questo mi terrorizzò ancora di più, al Pragma Palace tutti dovevano lavorare, tutti lavoravano. Loro cosa facevano? Chi erano? Avrei tanto voluto rivolgere loro la parola, domandare qualche spiegazione, ma c’era una barriera sonica e loro non mi ascoltavano, non mi potevano sentire, a dire il vero non credo nemmeno che mi vedessero. Troppo bassa, troppo piccola perché si accorgessero di me. Mentre confusa  e incredula stavo per uscire dalla stanza cinque-sette-sei, attribuendo tutte le colpe al caffè, forse me l’avevano corretto, intravidi una pesante e trasparente tenda blu. Non è stata certo la tenda ad attirare il mio sguardo, né il fatto che fosse blu, ma dietro, dietro alla tenda c’era una cosa bellissima, amorfa, lucente, non so come descriverla ma era la cosa che avevo desiderato da sempre non sapendolo, o non volendolo sapere. Era lì al Pragma Palace concreta, reale, dietro a una tenda a portata di mano, a pochi passi da me, tra me e i giganti. Dovevo solo raggiungere la tenda, sorpassarla e prendermela, farla mia. Adoro le cose mie. Iniziai a camminare piano-piano, come sa fare solo chi vuole veramente, con pazienza e costanza muovendomi tra tutti quei giganti che mi impedivano con il loro grosso corpo il passaggio. Non erano cattivi, quei corpi enormi, erano solo enormi, troppo più grandi di me, e non mi vedevano. Mi vennero addosso, mi fecero cadere, mi rialzai. Mi schiacciarono, mi rialzai. Volevo la tenda. Ci arrivai.

Oltre mi aspettava luminosa, bella, splendida, indescrivibile l’amorfa possibilità. Ci pensai su un altro po’. Volevo? Volevo davvero? Volevo. Volevo l’amorfo. Inalai un lungo intenso respiro e andai verso la tenda. Era enorme e pesantissima, era blu e non riuscii a venirne fuori, ma vedevo costantemente, oltre, a un passo da me l’amorfo. Penso che mi sia mancata l’aria, penso che sia svenuta, penso che il blu mi causi vertigini, penso che l’ultima cosa che ho visto è stato quello che ho sempre desiderato. L’amorfo. Penso che sia finita così o che finirà così.

12 risposte a “Il Pragma Palace, il sogno di ognuno

  1. Molto bene, mi chiedo solo cosa sia questa cosa amorfa che tu vuoi? E’ amorfa solo perché nel pragma palace tutto è forma? E’ una semplice contrapposizione o è amorfo davvero ciò che vuoi?

    • Molto bella domanda. Molto difficile domanda. Spiego, ci provo.
      E’ ovvio che amorfo nasce proprio dalla contrapposizione con tutto ciò che è definito. Quando dico amorfo intendo in realtà tutto ciò che io vedo dentro di me, o meglio oltre me quello che è Me fuori, altro, indefinito, senza forma, accecante. Quindi non è tanto un volere qualcosa, ma il riconoscere quel qualcosa (l’amorfo) come mio (“Amo le cose mie” mi cito ;)), quindi il cercarlo tra i giganti che mi schiacciano. Solo che il mio destino è in questo molto definito… mi perdo nella tenda.

      • Ora io vorrei dire che questo post mi piace molto, ma non lo dico che poi tu ti offendi…😛

        Il Pragma Palce sta per caso per il triste cubico Plesso Didattico Morgagni?
        E i giganti? Chi sono i giganti? E la tenda cos’è la tenda?
        Spiega, spiega, spiega dai, spiega.

  2. Sorvolerò per questa volta😉

    Sì. Diciamo che mi ispira molto tale postaccio.
    I giganti sono quei mostri assurdi, volendo innocui, volendo deleteri che compongono un po’ l’anima mia. Un po’ l’animo di tutti, credo.

    La tenda tu sai bene cos’è.

  3. Voglio sapere anch’io cos’è la tenda…

    Scusate mi intrometto in questa gradevole discussione per potere farmi mandare la mail con i prossimi commenti. Sono una sfaccendata curiosona.😉

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