Grandina estasi

E’ che il mondo è così pieno ed è tutto così maledettamente interessante…

La terra mi sembra troppo poco grande per sorreggere il mio peso. La gravità della mia leggera stupidità potrebbe schiacciarla. Sono angosciata, agitata, non riesco a stare ferma, muovo le mani in continuazione vado avanti e indietro, apro libri, chiudo libri, apro quaderni, chiudo quaderni, controllo il cellulare, apro libri, chiudo libri e così via. E la tragicità di questa situazione è che ho ben chiaro il perché. So il motivo e non posso farci niente se non evitare di abusare di caffeina e inalarmi grandi dosi di nicotina. Esco. Cammino. Corro. Piove, ma ho un ombrello. Arrivo alla stazione. Prendo un treno, uno qualunque. Ci trovo per caso due miei amici, mi tranquillizzo un po’, mi siedo, con gli anni ho imparato a sedermi, ci mettiamo a parlare della nuova moto di Valentino Rossi. Io detesto Valentino Rossi, ma la sua moto un po’ mi alleggerisce.

Vagone pieno ma non troppo, seduta accanto a noi una donna. Non so chi lei fosse, da dove venisse e dove andasse. Sembrava turbata, agitata, scossa. Cavolo, penso, lo sono anch’io. Chissà se mi si legge in faccia anche a me così… Chissà se tutti hanno capito… Mi concentro sulla conversazione per non sembrare come la signora davanti a me. Non è bello sembrare turbati quando lo si è, la gente ha mille domande, e può capitarti quella giusta. No, non è per niente bello. Concentriamoci: sospensioni. Sospensioni. Ah l’arte della conversazione!

Aspetto trasandato in mano stringe forte una catenina. Sembra che sia prossima all’esplosione o all’implosione non capisco. Fuori c’è una tempesta in atto. Grandina come grandina il giorno dell’Apocalisse, come grandina dentro in certi giorni. Come grandinava da me e da lei oggi.  Guarda dal finestrino il cielo che si fa nero, non è che ne fosse impaurita, non credo, era come se le stesse esplodendo il cuore di fronte a un qualcosa di terribilmente bello, che poi bello non era. Era solo grigio. Lei ne era impressionata, lei lo coglieva.  All’improvviso tra una sospensione e l’altra, tra la Desmo 16 e la  Yamaha inizia a cantare. Parte piano, canta in una lingua che non capisco, stringe la sua catenina e alza il volume. Guarda il cielo, guarda la pioggia e alza il volume. Non capisco nulla di quello che dice solo una parola: Jesus.

Sta cantando a Gesù.

Lei sta cantando a Gesù, di Gesù o con Gesù. Non so, io non capisco. Io la guardo e un po’ mi terrorizzo.  La gente malignamente  guarda e sorride. Ascolta e sorride. Fissa e sorride. Non si può cantare a Gesù, di Gesù, con Gesù in treno. Si alza, capisce, forse ha paura di infastidire esce dal vagone continuando a cantare, come se fosse più forte di lei, come se non ne potesse fare a meno. Come se quelle parole strane dovessero esplodere e invadere proprio quel vagone, come se quel canto dovesse riempirmi per forza il cuore.  Non lo so, a me è sembrato un canto celestiale che soavemente era diretto al nucleo della mia anima. Nello spazio tra un vagone e l’altro continua il suo dolce inascoltato canto.
Poi il treno si ferma. E alla prima fermata scende. Stringe di nuovo il suo rosario e lì oltre la mia finestra si inginocchia e prega. Sotto l’acqua prega. In una specie di estasi mistica che posso toccare solo per qualche istante. Prego anch’io non so bene cosa.

 

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4 risposte a “Grandina estasi

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