Sadici rifiuti

E’ che il refrain di questa canzone, un po’ tutta questa canzone, è un pugno all’altezza dello sterno. Mi blocca il respiro, mi fa male come fanno male i pugni e mi fa lacrimare come fanno lacrimare le pugnalate.

“Rimanere così, annaspare nel niente,
custodire i ricordi, carezzare le età;
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente
del diritto alla felicità….”

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Dico ah.

Palo. Non lo vedo. Continuo a camminare. Continuo a leggere. Continuo a infastidire altri pellegrini con il mio corpo che li colpisce impudicamente come fossero birilli. Penso che sono una palla. Penso che questo non è bello. Palo. E’ vicino. Non lo vedo. E pensare che oggi dopo secoli ho rimesso gli occhiali. La mia fronte e la superficie fredda del palo entrano in contatto. Imprimo una forza impulsiva. Urto. Dono al palo un po’ del mio calore. Torno indietro. Dico ah. Mi guardo intorno. Penso di non vederci. Non c’è nessuno. Menomale. Un simpatico bernoccolo cresce sulla mia fronte. Mi domando perché vengano i bernoccoli. Mi dico che ci sarà una risposta su yahoo answer, mi rassicura e vado avanti. Cammino. Leggo. Cammino. Leggo. Sole. Picchia. Mi dico che il sole bacia i belli. Mi sento. Dico che i meteorologi non ci hanno capito niente. Come si fa a prevedere il tempo. Credo in Paolo Fox, non credo ai meteorologi. Mi chiedo come si diventi un meteorologo. E un astrologo? Penso che mi piacciono le parole che finiscono in logo. Penso a che tipo di logo potrei diventare. Continuo a leggere. Jonfen parla d’amore. Mi distrugge. Dico ah. No, non proprio. Mi colpisce la sua idea di amore. Parla di amore e regole. Di qualcosa e di niente. Di confini e limiti. Io non capisco. Loro fanno all’amore. Penso che potrei diventare homologo che è così terribilmente simile a omologo che potrei diventarlo davvero. Ginocchia poco stabili. Scarso senso dell’equilibrio. Sole accecante. Cado buffamente. Dico ah. Cado lateralmente. Dico ah. Mi fa male la caviglia. Dico ah ah. Real Madrid o Barcellona? Non so.Divento sorda. Leggo. Al Real gioca Mezut. Tiferò Real. Perché devo tifare per forza? Che senso ha guardare una partita se non si tifa per qualcuno? Penso che essermi appesantita i piedi non mi ha reso stabile. Al Real gioca Mezut. Guardiola o Mourinho? Non so. Al Real gioca Mezut. Leggo. Cammino. Attraversare la strada. Sono sorda. Mi tocca guardare. Ambulanza. Punto rossa. Taxi. Io.

Scale. Ascensore. Mi fanno paura gli ascensori. Penso che le cose che mi fanno paura mi fanno vomitare. Dico ah. Terzo piano. Mi siedo. Accendo il computer. Bernoccolo. Bernoccolo. Dico ah. Perché si forma il bernoccolo. Accenditi. Accenditi. Accenditi dai. Veloce. Password.***********. Google chrome. Immettere numero matricola. 44… E’ figo che il computer si ricordi il mio numero di matricola, io devo solo digitare l’orrido numero 4. Password. *********. Bernoccolo. Yahoo answer. Lo sapevo.

Tutankam. Che razza di nome è Tutankam? So chi è Tuntakamon. Chi era Tuntakamon?  Dopo. Lo scopro dopo. Bernoccolo. Tutankam scrive.  “Perché i vasi sanguigni subito sotto si rompono versando sangue. Se il sangue si diffonde tra i tessuti si verifica l’ecchimosi, se si accumula in maniera circoscritta si ha l’ematoma. In particolare se l’urto avviene in una parte del corpo in cui la pelle è vicina alle ossa, l’accumulo di sangue può sporgere e creare un rigonfiamento: ecco spiegato il bernoccolo.” Dico ah. Tutankam deve essere un dottore. Deve essere un logo. Anche io vorrei essere un logo, ma sarò un omologo.

Ciao sono Andrea. Mi posso sedere qui? E’ occupato? Dico no. Ma guarda che io parlo molto. Dico ah. Ma parlo piano. Dico ah. Ripeto in realtà, non parlo. Dico ah. Domani ho un esame. Dico oh. L’esame di Analisi. Dico uh. Tu l’hai dato? Dico sì. Solo io non l’ho dato. Dico eh. Insomma posso? Dico sì. Se ti do fastidio me lo dici. Me lo dici? Dico ah. Perché se io prendo questa serie e devo controllare la convergenza per vedere se. Così ti disturbo? Dico no. Sei sicura? Dico sì. Strano, di solito la gente si alza e se ne va. Dico ah.  Se vuoi abbasso il volume. Dico no. Allora per vedere se la serie è convergente, ma tu quanto hai preso a Analisi? Dico non mi ricordo. Non ci credo, tu hai preso trenta e non me lo vuoi dire per pietà, io ho provato a darlo dieci volte. Dico ah. Ti do fastidio? Vuoi studiare? Dico sì. Scusa. Dico eh. Cosa hai fatto alla testa? Dico niente. Sto aspettando la mia ragazza, sono un po’ agitato. Dico la tua ragazza ti agita? No, lei no. Non lo so forse sì, ma no lei no. Sono agitato per colpa di questo esame. Dico ah. Dico andrà bene. Non arriva. Arriverà? Dico sì arriverà. Arriverà. Ora sto zitto, tu studi roba seria, io sono ancora a studiare analisi. Dico ah ah. Mi dai un bacino? Dice no Andrea qui no. Dai, un bacino sono agitato. Dice no Andrea dai. Ci guardano tutti. Ma noi siamo fidanzati ci possiamo dare i bacini, no? Dice sì, ma non qui. Ti diamo fastidio? Dico no. Dice basta. Okay basta studiamo, ma dammelo un bacino. Bacino. Bacino. Bacino. Ti diamo fastidio? Dico no. Bacino. Bacino. Bacino. Dico regole, qualcosa, niente. Ti diamo fastidio? Dico no. Dice scusaci, andiamo via. Dico ah. Ce la farò? Dico ce la farai. Dice ce la farai. Prende il cellulare. Lui chi è? Dice Andrea, dai, non mi prendere il cellulare. Dice Andrea dammi il cellulare. Lui chi è? Dice Andrea smettila, dammi il cellulare. Mi dice chi è questo, perché ti manda i messaggi? Dice Andrea mi fai arrabbiare, dammi il cellulare. Chi è? Tossisco. Scusa ti diamo fastidio? Dico no, no. Dice Andrea dammi il cellulare. Tu dimmi chi è? Dice Andrea basta.

Dice io vado, tu continua a fare il cretino. Non andare. Dice sì invece, non è possibile. E’ andata via? Dico eh. E’ andata via? Sorrido con pietas. Dico sì. Che ho fatto? Dico non è bello non fidarsi. Ma io ho letto che le donne hanno bisogno anche di queste cose per sentirsi amate. Io la amo. Glielo voglio dire. Io le do i bacini. Lei si arrabbia. Io le dico ti amo. Lei guarda altrove. E’ un errore amare? E’ un errore dirlo? Io non voglio che trovi qualcun altro meglio di me. E’ facile trovare qualcuno meglio di me. Domani do analisi per l’undicesima volta. Tutto è meglio di me. Tu pensi che lei mi ami? Dico non so. Non lo so nemmeno io. Forse non mi ama. Dico tu la ami? Sì, credo di sì. Dico come fai a dirlo? Lo dico. Dico come fai a saperlo? Lo so. Dico ah. Dico ma tu tiferai Real o Barça? Come? Dico stasera tifi Real o Barça? Che c’è di sbagliato nel prendere il cellulare? Dico beh al Real gioca Mezut. Io Francesca la amo. Dico perché? Perché noi ci conosciamo da una vita. Dico ah. Lei è la mia vita. Dico ah. Non riesco a immaginarmi la giornata senza di lei. Dico ah. Lei per me è famiglia, capisci? Dico non so. Cioè lei scandisce i miei tempi. Lei è il mio tempo. Dico allora perché non ti fidi? Ho paura. Dico se sta con te vuol dire che vuole stare con te. No, tu mi stai parlando per pietà. Dico no. No tu sei qui con me, non ti sei alzata per pietà, io non ti faccio studiare, ma tu non ti alzi. Io non la faccio stare bene, lo so, e lei è un po’ come te, mi sta accanto per pietà. Dico e tu perché lasci che ciò accada, non ti senti offeso nel tuo amor proprio, nel tuo orgoglio, nella tua dignità? Non ce la farò mai. Ho bisogno di lei. Lei scandisce i miei tempi. Spero solo che lei mi voglia abbastanza bene da lasciarmi. Dico ah.

 

Stupidi tentativi di maiuscole scandite.

Tutti hanno un dizionario. Non proprio tutti, mi correggo. Alcuni, i peggiori, hanno un dizionario. Quelli che non capiscono il significato universale delle parole. Quelli che non capiscono le parole. Quelli che non capiscono. Io ho il mio.

Le parole mi sfuggono sempre, mi stordiscono, me ne innamoro, e non le capisco.
Apri tonda quadra.
Funziona sempre così ti innamori e smetti di capire. Apri tonda. Per evitare che qualcuno si tagli le vene aggiungo: ami e ritorni a capire. Dolci e tenere convinzioni. Chiudi tonda.
Chiudi quadra.

Le parole sulle quali mi sto costruendo un universo:
Apri tonda. L’ universo dal punto di vista termodinamico è un sistema isolato. Starò facendo bene? Ai posteri. Chiudi.

Parole:

C-O-N-C-R-E-T-E-Z-Z-A  vedi anche D-E-J-A-N.

D-O-R-M-I-R-E  vedi anche R-I-P-O-S-A-R-E , e per avere una visione più chiara vedi anche T-E-N-T-A-R-E-D-I-P-L-A-C-C-A-R-E-I-P-R-O-P-P-R-I-S-E-N-S-I-D-I-C-O-L-P-A

F-O-R-Z-A  vedi anche N-O-N-F-A-R-S-I-S-C-H-I-A-C-C-I-A-R-E-D-A-L-L-A-P-R-O-P-R-I-A-I-N-E-T-T-I-T-U-D-I-N-E vedi anche D-E-J-A-N

L-A-C-R-I-M-E vedi anche P-A-S-S-A-T-O-E-F-U-T-U-R-O, vedi anche T-E-N-T-A-R-E-D-I-P-L-A-C-C-A-R-E-I-P-R-O-P-P-R-I-S-E-N-S-I-D-I-C-O-L-P-A, vedi anche D-E-J-A-N

P-O-S-S-I-B-I-L-I-T-A’  vedi anche C-O-M-E-R-O-V-I-N-A-R-S-I-L-A-V-I-T-A,  vedi anche N-O-N-S-I-A-P-P-L-I-C-A, N-O-N-S-I-M-E-R-I-T-A, per maggiori informazioni il proverbio chiarisce tutto: C-H-I-H-A-I-L-P-A-N-E-N-O-N-H-A-I-D-E-N-T-I-C-H-I- H-A-I-D-E-N-T-I-N-O-N-H-A-I-L-P-A-N-E

P-R-E-S-E-N-T-E  il contrario di A-S-S-E-N-T-E, diverso da P-A-S-S-A-T-O-E-F-U-T-U-R-O vedi anche P-E-R-D-O-N-A-R-S-I, D-A-R-S-I-T-E-M-P-O vedi anche A-Z-I-O-N-E, vedi anche D-E-J-A-N

S-C-R-I-V-E-R-E vedi anche S-O-G-N-O, vedi anche S-A-L-E-R-N-O, vedi anche D-E-J-A-N

T-E-S-T-A-T-A vedi anche C-O-N-C-R-E-T-E-Z-Z-A,  D-O-R-M-I-R-E,  F-O-R-Z-A , L-A-C-R-I-M-E,  P-O-S-S-I-B-I-L-I-T-A’,  P-R-E-S-E-N-T-E,  S-C-R-I-V-E-R-E  vedi anche E-T-O’-O

A-M-O-R-E  vedi anche G-U-A-R-D-A-R-S-I-A-L-L-O-S-P-E-C-C-H-I-O, C-O-M-P-R-E-N-S-I-O-N-E, P-I-E-N-E-Z-Z-A, S-O-L-I-T-U-D-I-N-E ma soprattutto P-E-R-D-O-N-A-R-S-I

Più che scandisco e più che mi accorgo che:
Basterebbe amarsi.
Amarsi e basta.
Amarsi davvero.

Vedi anche coraggio (contrario di viltà).

Incontri marroni

-Che vuoi un po’ di marroni del Mugello?
-Oddio, in realtà no.
-Perché?
-Boh, credo che non mi vadano.
-Allora perché sei qui?
-Ho parcheggiato.
-Se tu parcheggi lì, la gente non vede la mia macchina con la scritta “Marroni del Mugello” e non si ferma.
-Uh, ha ragione. Mi sposto subito.
-Brava.

…..

-Perché non vuoi un po’ di marroni?
-Ma guarda, non mi vanno proprio.
-Stai aspettando qualcuno?
-Sì.
-E’ un uomo?
-No.
-Che attesa è?
-Non lo so. Sto aspettando e basta.
-E’ una donna?
-Sì.
-Allora, non è una vera attesa.
-E se io fossi lesbica?
-Allora potrebbe essere una vera attesa. Sei lesbica?
-No, non credo.
-Menomale.
-…
-Insomma i marroni non li vuoi?
-No.
-Però… esci dalla macchina facciamo due chiacchiere. Non ti mangio.
-Okay.
-Tu che fai?
-Aspetto. Tu?
-Mi riposo.
-Ti riposi vendendo marroni del Mugello?
-Sì.
-Beh, è rilassante. Hai ragione. Il fuoco rilassa.
-Il fuoco non rilassa. Il fuoco brucia, e brucia anche le castagne. E io mi riposo.
-Ah. E perché ti riposi?
-Ah. E perché tu aspetti?
-Prima tu.
-Perché sono stanco. Perché non ho più la forza di camminare. Perché non riesco a fare altro. Perché non ho nessuno per cui muovermi e questo mi stanca. Non sai quanto mi stanca. Tu hai un posto dove andare? Qualcuno verso cui camminare? Qualcuno che non ti faccia rimanere sul ciglio di una strada a vendere i marroni del Mugello? Ce l’hai tu? Hai tu qualcuno da aspettare? Qualcuno con cui camminare?

Pallido morte.

Vorrei essere anch’io impermeabile.
Vorrei essere come l’impermeabile giallo orrido di quella triste signora.
Vorrei proteggermi dalle intemperie.
Vorrei essermi particolarmente utile quando c’è vento.
Quando non ho un ombrello.
Non ho un riparo.
Vorrei essere giallo orrido come l’impermeabile della triste signora.

Ma sono color pallido morte.
In balia del vento e della pioggia.
E tutto tocca la mia cute.
E tutto l’attraversa.
E tutto la cambia.
E la macchia.
E la scuote.
La divora.

A niente trovo soluzione.
Affogo nei miei non lo so.
Nei miei non-progetti.
Nelle giornate che nascono senza senso.
E muoiono inerti.

Con indegno rispetto
Io non mi tocco.
Non mi difendo.
Non mi scopro.
Indifesa.
Sguarnita.
Impotente.

L’acqua mi macchia.
Erode le mie cellule.
Trasforma il mio corpo.
Scava il mio volto.

E con indegno rispetto
Io mi sciolgo.
Mi dissolvo.
Svanisco.

Describe the sky to me

Dice Tom Waits: “Describe the sky to me”.

Ci leggo:

Facciamo
Che parli tu.
Che guardi tu.
Che senti tu.

Quando io non riesco a farlo.
Quando io sono muto.
Cieco.
Sordo.

Penso:
E’ questo essere in due?
E’ questa la pienezza?

Leggo:

Descrivimi il cielo.
Descrivimi il bene.
Descrivimi il bello.

Quando io non lo percepisco
Tu Raccontami del cielo.

Penso:
E’ questo essere due?
Essere uno?
E’ questa la pienezza?

(Per chi non amasse la voce di Tom Waits eccone una versione diversa e degna:

Sorrisi di eccitazione. Qualcosa da raccontare. Indifferenza. E poca Pietas.

Sto lavorando. Sono concentrata, sto cercando di spiegare un concetto importante. Sento il suono delle ambulanze, ma non ci faccio caso. Continuo. L’ambulanza continua a farsi sentire, ma non ci faccio caso. Continuo. Vedi… la supernova… Butto uno sguardo fuori dalla finestra cercando di trovare le parole giuste per spiegarmi: traffico fermo. Sento l’ambulanza. Penso per un attimo a mia madre che sta sentendo lo stesso suono a qualche metro di distanza e allo sforzo che sta facendo su se stessa e sulla propria indole per non chiamarmi.

Irrompe nella stanza. Sorride. Sorrido di riflesso. Mi piacciono le persone che sorridono, me lo impongono.

“C’è tutta la strada bloccata.”

Sorride.

Sorrido di riflesso.

“Ah, ho visto sì. Come mai?”
“C’è stato un incidente.”

Sorride.

Sorrido anch’io di riflesso.
Incidente … Incidente.  Non è una bella parola incidente.
Penso.

“ Oh! Incidente? Grave? Si è fatto male qualcuno?”

Continua a sorridere.

Sorrido anch’io di riflesso.

“ Sì. Un ragazzo in motorino. Un ragazzo giovane.”
“Di che colore è il motorino nonno?”- dice.

Sorride.
Sorrido anch’io di riflesso.

“Ma che ne so amore, è quel ragazzo giovane, quello a cui è morto il babbo da poco. Avrà vent’anni… Che ne so?”

Sorride.

Sorrido anch’io.

“Ma chi? Quello biondo?”
“Sì, dai. C’è l’ambulanza, la Misericordia, la Croce Azzurra. Un macello. C’è una coda.”

Sorride.

Perché sorride? E perché sorrido anch’io di riflesso?
Penso.

“Ah Fabio?”- dico.
“Sì, mi sembra che si chiami così.”

Sorride, sorride ancora.

“Cavolo, Fabio lo conosco,  ha la mia età. Eravamo in classe insieme.”
“Va beh, io vado a sentire cosa dicono.”

Sorride.

Sorrido anch’io.

Complice.
Colpevole.

Esce.

Taccio.

“Okay, allora dicevamo … le supernove …”

L’ambulanza continua ad emettere luce blu e tristi suoni, ma non ci faccio caso.

“Le supernove …”