Mostri, orribili mostri.

Camminavo per le vie della città, era deserta, era troppo presto. Tutti dormivano. Firenze dormiva.

Davanti a me una ragazza. Sembrava triste, sembrava abbandonata, sembrava…
Fermai subito la mia riflessione, mi fece paura. La guardai, mi fermai per osservarla meglio. Era immobile in mezzo a una strada grande grande, pareva paralizzata, il suo sguardo fisso nel vuoto: terrorizzato. Mi terrorizzò.  Si presentò davanti a lei e davanti ai miei occhi un mostro orribile, una bestia feroce, tutta nera, di un nero cattivo. Mi fece paura, mi nascosi dietro all’angolo non volevo che mi vedesse quella belva orribile dagli occhi color argento, argento cattivo. Lei non si mosse, il suo sguardo tradiva spavento, ma non si mosse. Lo guardava dritto negli occhi mentre lui con astio e odio le rivolgeva il suo malvagio sguardo.  Le saltò addosso poi iniziò una tremenda battaglia. No, non era una battaglia solo il mostro combatteva, lei restava immobile. Era per terra con la belva che non le lasciava possibilità di fuga sopra di lei, ma non urlava, non si muoveva. Immobile. Lui iniziò col graffiarle il viso con le sue unghie che sembravano più degli artigli, poi tutto il corpo,  non contento iniziò a sbranarla a prendere pezzi del suo corpo e inghiottirli. A inghiottirla. Le mani, le braccia, passò all’addome, tirava fuori tutte le sue viscere. Lei non si muoveva. Lui le strappò ogni fibra del suo corpo, non lasciò niente. La sbranò, la smembrò. Solo il cuore non toccò, sembrava averne paura. Si mise allora a fare un strano rituale attorno a quel cuore solitario lasciato lì in mezzo alla strada, in mezzo a un fiume di sangue. Gli girava intorno seguendo una traiettoria perfettamente circolare, poi evidentemente stanco di quel girare inutile, con curiosità si apprestò a toccarlo, e lo toccò. Gli fece un taglio. Il cuore ferito reagì, ne uscì all’improvviso di nuova la ragazza, ma stavolta diversa, non più terrorizzata, non più immobile, non sembrava nemmeno più lei. Con il suo nuovo sguardo lo annientò, solo con lo sguardo. E il mostrolentamente crollò su stesso, senza vita. Lei se ne andò. La vidi camminare fiera, nuova. Aspettai un po’ per essere sicura che fosse lontana, mi avvicinai al mostro e piansi, piansi malvagiamente la sua morte.

3 risposte a “Mostri, orribili mostri.

  1. I cambiamenti sono difficili. Se il nuovo incute timore lo stesso fa il vecchio nell’isteresi cadaverica di ciò che continua a manifestarsi nonostante la fine.

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