Z-24, barche, cani, squali e balene

Per il mio compleanno mi regalo sempre un ricordo. Per chi non lo sapesse lo dico ora: ho una memoria pessima. Tendo a dimenticarmi di tutto, e questo mi consente di essere una persona decisamente spensierata. Ahahaha. No! Direi che questo mi consente di dimenticarmi delle cose e basta. Nulla più. Quando si avvicina il mio compleanno e il mio compleanno è molto vicino, storicamente ho un periodo di quelli che non vorresti che avesse nemmeno il peggiore dei peggiori dei tuoi nemici. Non credo molto alla storia dei nemici. Associo la parola nemico da sempre ai marziani cattivi e i marziani non esistono, nonostante persone a me molto vicine sostengano di avere contatti con il pianeta Z-24. La storia è storia e non si discute. Qui da me è un periodaccio speriamo che almeno su Z-24 stiano meglio. Dicevamo, mi sono regalata un ricordo della mia splendida infanzia. Stavo, infatti, pensando alle remote cause della mia inettitudine e cercavo di trovare la causa originaria del mio impossibile male.

Mi sono venute in mente le mie prime bracciate. La mia prima nuotata. Racconto.

Torniamo indietro. Siamo nel lontano 1994. Non avevo ancora compiuto sette anni. Ci tengo a sottolineare che non avevo ancora compiuto sette anni.

Mio padre aveva un grosso problema: insegnarmi a nuotare. Aveva altri grossi problemi, ma questo posso dirlo con certezza era il più grosso. Per trovare il modo di farmi apprendere il corretto movimento del corpo che abbraccia il mare si scervellò. Credo che i pochi capelli bianchi che ha in testa li siano venuti fuori proprio in quel momento. Dopo essersi consultato con gli amici di Z-24 arrivò alla conclusione che il modo migliore fosse quello di lasciarmi sola in mezzo al mare. Infatti sola mi lasciò. Io e un cane preso in prestito.

Salimmo in una sottospecie di barca andammo fino a decina di miglia lontani dalla riva. Fece fermare la barca. Avevo una strana sensazione. Mi legò a Giuditta (il cane) e mi disse di non preoccuparmi che Giuditta sapeva nuotare che dovevo solo cercare di imitare il suo movimento e che comunque lui era lì. Mi fidai. Mi buttò in mare. Credo che il cane fosse infastidito dalla mia presenza,  mi portava sempre più lontano. Quella sottospecie di barca, maledetta, decise di andare via e di portarsi dietro anche mio padre. Aveva cose più importanti da fare. Rimasi lì da sola legata a un cane a mille miglia lontano dalla vita. Il primo ricordo che ho della morte è quello. L’acqua che diventa nera e calamitosa. Squali e balene. La folle speranza di incontrare una balena perché Pinocchio dalla pancia della balena alla fine ci era uscito. Il ventre dello squalo rappresentava invece qualcosa di ignoto. E l’abbandono. La morte collegata all’abbandono. Ero sola. Potevo sperare nell’intervento dei marziani di Z-24, ma loro erano nemici e soprattutto non esistevano. Mi slegai da quell’odioso cane che mi avrebbe portato chissà dove. Riallacciai i contatti con la terra ferma. E iniziai a nuotare. Nuotai. Nuotai. Nuotai.

Guardai mio babbo con aria interrogativa, Mastro Geppetto non aveva abbandonato Pinocchio. Lui si mise a ridere, a ridere, e a ridere ancora. “Ce l’hai fatta da sola”-disse.

Ci tengo a sottolineare, di nuovo, che non avevo ancora compiuto sette anni.

3 risposte a “Z-24, barche, cani, squali e balene

  1. Didattica natatoria di schietto stampo canino… La linea di demarcazione tra genio e follia allo stato brado è davvero sottile, oserei dire impercettibile. Se mio padre avesse fatto lo stesso con me, credo che ora come ora lo odierei molto di più.

    S.

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