Il Tempo non ha mai mitigato, perché mai avrebbe dovuto farlo con me?

Le mie vacanze sono state terribili.
Comprendo che l’inattività nuoce gravemente alla mia salute mentale. Il mio tempo si trasforma in infinite ore di dormiveglia, piacevoli certamente, ma pur sempre infinite ore di dormiveglia.
Ho tanti problemi, lo afferma sicura anche mia madre. Non posso permettermi il lusso di pensarci,né tanto meno risolverli.

Ho preso una decisione fondamentale per la mia vita in quindici secondi mentre guidavo verso il ritorno. Odioso ritorno. In quindici giorni non sono riuscita a cavare niente di niente dalla mia contorta Volontà, ma la Vita aiuta sempre ed è repentina.Quindici secondi. Invia messaggi e io modestamente so leggere. Ah se non ci fosse la Vita!

Umiltà è una parola bellissima.
P.s. per essere chiari a me le parole in generale piacciono pochissimo anzi le odio, ma Umiltà come Altro sono parole bellissime. Ne comprendo il significato. Piano piano.

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2 risposte a “Il Tempo non ha mai mitigato, perché mai avrebbe dovuto farlo con me?

  1. Ben tornata!
    Ah! il tempo, concreto e astratto, proprio come i modi del dire e del fare!
    Il tempo di strappare e il tempo di cucire, di tacere e di parlare …
    Sta conscia … che né di un sapiente né di un idiota avrà
    ricordo il tempo. Concordo, frasi fatte che trovi in qualsiasi almanacco.
    Forse Heidegger aveva ragione, non è un “che cosa” il tempo, ma un “chi”.
    Noi dunque saremmo … siamo (per una volta diamogli ragione) tempo, durata
    ecco perché il tempo non concede risposte o sollievo, come potrebbe se noi
    ne siamo privi? L’accadere non è
    una ginnastica di elongazione, ci appartiene, non c’è scarto: Io sono la mia
    circostanza, scriveva Ortega y Gasset, salvandola mi salvo, connotato
    finanche nel tempo e nel modo verbale, non sono più un participio ma divento un gerundio,
    non più un factum ma un faciendum. Concepita come perifrasi progressiva
    l’identità è però il luogo della differenza “Je est un autre” in maniera
    sgrammaticata Rimbaud lo aveva sostenuto prima di Pirandello, Lacan ne ha
    fatto poi un sistema ermeneutico inventandosi la nozione di double bind: sii
    quello che non sei. Ecco un modo del verbo antipatico, esortativo, perentorio,
    retorico: “agisci in modo tale da considerare te stesso e gli altri come fine e non come
    mezzo delle tue azioni” o ancora “il cielo stellato sopra di me
    e la legge morale dentro di me”, belle parole, ma proprio come la nostra personalità
    fittizie, basta un nulla per strappare quel cielo di carta e spazzare via baracca e burattini.
    Faty non conosco i tuoi demoni … ma forza!

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