Io e il mio sposo beviamo dallo stesso bicchiere.

Sono Rajah. Ho il nome strano. Vengo dall’India e sono bella. Sono bellissima. Sono qui in Italia da una settimana sono stata tre giorni a Roma, tre a Firenze e ora sto aspettando il treno per Venezia. Le tre città più belle d’Italia mi hanno detto, e io ci credo. Roma è grande e mi è piaciuta. Firenze è piccola e mi è piaciuta. Venezia mi piacerà. Io adoro le barche.

Accanto a me il mio sposo. Vecchio, a me piace chiamarlo così. In realtà ha solo qualche decennio più di me. Lui è strano. Ha il turbante  e la barba, e tutti lo guardano. Io guardo incuriosita quelli che lo guardano mi immagino loro mentre immaginano lui Sandokan. E poi vedo i loro sguardi posarsi su di me e mi immagino che mi immaginino come proveniente direttamente da “The millionaire”. E mi diverte. Sono buffi questi italiani sembra che non abbiano mai visto un turbante, o qualcuno di vestito diversamente da loro. Sembra che non abbiano visto altro che se stessi. E basta un pezzo di stoffa messo sopra la testa per destare in loro fantasia e curiosità. Buffi sì.

C’è là una fanciulla che mi interroga con lo sguardo, che mi scruta, e mi osserva dalla testa ai piedi. Sembra che cerchi in me la risposta al suo quesito. Io la guardo incuriosita dalla sua curiosità. Lei mi guarda ancora, non toglie lo sguardo. Mi fissa e fissa il mio consorte. Nei suoi occhi un bagliore, si sta facendo un film. Sta costruendosi una storia.  Vorrei venirle incontro e raccontarle la mia storia. Vorrei dirle che non è vero quello che lei si sta immaginando. Che la mia storia è diversa, vorrei dirle di guardarmi meglio, di capirmi. Di guardare me non altro, ma la vedo partire. Vorrei dirle che io e l’uomo accanto a me ci siamo appena sposati. Che io vengo da una ricca famiglia e lui pure. Che non abbiamo affatto lottato per il nostro amore, e che forse questo amore nemmeno c’è, ma io bevo volentieri dal suo bicchiere. Vorrei dirle che noi vivremo insieme tutta la nostra vita, che lui lavorerà e io farò tre figli. E che questo probabilmente sarà l’unico viaggio della nostra vita. E questo ci basterà o faremo finta che ci basti. Vorrei dirle che la mia storia è così normale che non c’è alcun bisogno che lei ne inventi un’altra. Non per me. Nessun bisogno, mi farebbe solo male.

Il mio treno è arrivato, vado alla ricerca della mia carrozza e del mio posto a sedere accanto al mio sposo con cui condividerò un altro bicchiere, un altro viaggio. Nei suoi occhi leggo la sua “mia storia”, è evidente Danny Boyle l’ha condizionata, anche lei.

3 risposte a “Io e il mio sposo beviamo dallo stesso bicchiere.

  1. Tu dici Boyle? Forse il post è pensato più hitchcockianamente (l’anziano regista amava comparire in filigrana nei suoi film). Paradossalmente credo di cogliere una nota dolente, tutti freudianamente (vale a dire stupidamente) proiettiamo sugli altri le nostre associaziani mentali, ma come scriveva Simone de Beauvoir, ne La force de l’age: “la realtà va al di là di tutto ciò che se ne può dire; bisogna affrontarla nella sua ambiguità, nella sua opacità” e dunque senza presumere di sapere o “fare film” sugli altri. Comunque grazie dei tuoi sfoghi, fanno sentire meno la solitudine dei nostri sentieri interrotti dove la ruota dell’esistenza svelle o si spezza e un un caffè metaforico o vero diventa non solo un pretesto…

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