Vagare anzi no: viaggiare

Scriverò. Il mio sciopero è finito sette lettere fa,  certo non perché abbia avuto un esito positivo, ma più di tanto non riesco.  Bisognerà pur rendersi conto dei propri limiti, no? Parto con la notizia di sempre: il mio mal di testa continua ad ossessionarmi, e  anche Mezut.

Penso d’avere bisogno di leggerezza. Cioè, non so bene se la si possa definire leggerezza, se questo è il termine giusto, sicuramente so che non ho affatto voglia di pesantezza e quindi vista la mia tutto sommato visione manichea è proprio leggerezza la soluzione all’enigma di oggi.

La leggerezza di una promessa, di un ricordo, di un gesto, di un mazzo di fiori, di una partita di calcio, di un bacio, di un saluto. Di un sorriso qualunque, di un abbraccio virtuale, della sofferenza del mio cuoricino.La leggerezza della responsabilità, e del dovere. La leggerezza di un amore qualunque, di un cuore disposto a dare, dell’assenza di calcoli. Di cose, storie, vite vissute con l’intensità di chi è disposto a spazzare. La leggerezza della distruzione. La leggerezza di uno sciopero, e la leggerezza del mio Io che continua a non prendere una posizione. La sublime leggerezza del TU.  La leggerezza di un dio che se ne va e di un Dio che torna. La leggerezza, l’insostenibile leggerezza del mio essere.

Non necessito di nient’altro.

Arrivo alla stazione dopo un comodo viaggio sull’Ataf. Mi ero anche seduta, questo è strano. Io non amo i viaggi comodi, amo immaginare di essere su una tavola da surf mentre l’autobus  cerca di resistere alle intemperie del manto stradale. E’ solo immaginare. Comunque, questa volta, sarà stato il caldo o il fatto che il bus fosse del tutto vuoto, o la mia assenza di immaginazione, mi sono fatta un viaggio comodamente seduta.

Alla stazione ci sono i treni. La gente. Le valigie. Il signore sulla  fantastica macchinina delle pulizie. Penso di volere fare esattamente quello nella vita. Non la macchinina delle pulizie, ma andare in giro per la stazione con essa e guardare tutti e immaginarmi le loro vite, le loro storie, i loro abbracci e il perché del loro viaggio. Sì, lo voglio. Alla stazione ci sono i monitor, e sul monitor ci sono segnati un sacco di posti: Terontola, mi ha sempre fatto ridere, Venezia C.le, Chiusi, Arezzo, Roma termini, Borgo San Lorenzo (il mio treno), Lucca, Pisa. Lo trovo bellissimo. Trovo bellissimo che ci sia gente che prende il treno per Terontola (il paese dei balocchi, ne sono convinta). Mi piacciono i giapponesi dai polpacci grossissimi che si dispongono in perfetta fila indiana al deposito bagagli. E mi piacciono gli indiani col turbante, la barba e  la moglie al fianco che se ne vanno in un romantico viaggio a Venezia, e bevono dallo stesso bicchiere. Mi piacciono i seminaristi irlandesi che non timbrano il biglietto e chiedono perdono al controllore che chiede loro di pregare per lui. Mi piaccio mentre salgo sul treno. Mi piaccio a tal punto da pensare che quello debba essere un diritto. Tutti devono avere il diritto di vedersi in viaggio e di vedere gli altri viaggiare e bere dalla stessa cannuccia. Mi stupisco che non ci sia nell’elenco dei diritti inalienabili dell’uomo.
Io non volevo prendere il treno per Borgo San Lorenzo, volevo andare a Venezia con l’indiano con il turbante, sua moglie e il loro bicchiere. E cavolo, era un mio diritto.

6 risposte a “Vagare anzi no: viaggiare

      • Cerco di tradurti quella che a me piace di più:
        L’amitié di Marie-Elaine Thibert. Enjoy!

        L’amicizia

        Molti de miei amici sono giunti dalle nuvole
        con il sole e la pioggia come un semplice fagotto
        hanno vissuto la stagione delle amicizie sincere
        la più bella delle quattro stagioni della Terra.

        Hanno quella dolcezza dei paesaggi ameni
        e la fedeltà degli uccelli di passaggio
        nel loro cuore è impressa un’infinita tenerezza
        anche se talvolta nei loro occhi s’intrufola la tristezza.
        Allora, mi cercano per riscaldarsi …
        anche tu verrai …

        Potrai così ripartire fra le nuvole
        e nuovamente sorridere al bene di altri volti
        donare intorno a te un poco della tua tenerezza
        quando un altro vorrà nasconderti la sua tristezza.

        Come quel che la vita ci dona ignoriamo
        così è possibile che alla mia torre non vi sia più nessuno
        però se mi resta un amico che davvero mi comprenda
        dimenticherò al tempo stesso le mie lacrime e le mie pene
        e allora può darsi che anch’io ti cerchi
        per scaldare il mio cuore nel tuo bosco.

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