Io, che stringo la notte.

Mi sdraio sul letto, le braccia sullo sterno disposte a forma di cuore come faccio sempre. La testa altrove. E le parole che vibrano nell’aria. Parlo da sola. Lo trovo affascinante, e soprattutto sfogo in questo modo tutte quelle manie egocentriche che non mi consentirebbero di parlare con l’altro. Insomma, a volte, si sa, si ha voglia di tirare solamente fuori le parole dalla propria bocca indipendentemente dalla persona a cui sembrano essere rivolte. Un tempo il dialogo avevo un altro significato. Lo aveva per me, pendevo dalle parole altrui. Aspettavo con ansia il momento in cui avrei iniziato ad emettere suoni, e con meraviglia ascoltavo i suoni densi di significato delle altrui corde vocali. Ora non è più così. La mia attenzione che prima era una specie di troia, a tutti e per tutti, ora è diventata una escort. Soffro questo cambiamento, a me piace la gratuità, decisamente superiore ad ogni altra cosa. Ma il mondo funziona così. Devi venderti, e devi saperti vendere per bene. Quindi la mia attenzione molto più furba di me è diventata da sola una puttana di gran classe. Amen.

Mi vengono in mente certi momenti, istanti di autoflagellazione, quando disperata punivo e maledivo e disprezzavo me stessa perché avevo parlato troppo, perché avevo detto solo perché avevo bisogno di dire e non avevo ascoltato. Avevo perso l’occasione di ascoltare i moti altrui, solo per dare spazio  ai miei e mi sentivo una demente, un’ingrata, un’idiota. Fino a quando poi questo ragionamento non mi ha portato a domandarmi chi mi concedesse il diritto di aprire bocca e di rompere il patto tacito che noi tutti facciamo con il silenzio.  Per rimanere in silenzio per quale giorno, per poi dirmi che in fondo se tutti parlavano, forse il patto con il silenzio non era poi così vincolante. Per poi ricominciare a parlare. Discriminando però. Parlare da soli con le mani a forma di cuore sullo sterno per quei sublimi pensieri che ardono dal desiderio di volere essere pronunciati e vane parole che devono riempire distanze. Insomma sunto: a me questo riempire distanze senza allungare le mani, senza abbracci, inizia a pesarmi. Mi manca quel abbraccio elettivo sobrio e sublime che eleva, che fa sussurrare, che rispetta silenzio e parole, che le contempla entrambe.

Non so se mi spiego.

( Ma io volevo parlare di tutt’altro. )



3 risposte a “Io, che stringo la notte.

  1. Oh io mi trovo in difficoltà estrema a commentare i blog degli altri. Qual è il confine? Mi sembre di essere sempre inopportuno, che se uno volesse leggere quello che penso io in questo spazio si leggerebbe il mio di blog, se ce l’ho. Ma sono abbastanza cafone da fregarmene:

    Oggi mi sono messo nella condizione di stare zitto. E sai che ho scoperto?
    1- Che parlavo lo stesso.
    2- Che quando ho potuto vomitare addosso alla prima persona che capitava delle parole ho sorriso per cinque minuti come un cretino

    Appendice a 1: parlavo a me stesso senza sosta, soprattutto parlando di ciò di cui avrei parlato.
    Domanda 1: dici che parlare a se stessi rispetta o oltraggia il patto col silenzio?

    Appendice a 2: secondo me hai parlato esattamente di ciò di cui volevi parlare
    Domanda 2: non c’è alcuna domanda due, è solo per la simmetria.

    • Vedi tutti hanno il terrore di aprir bocca, si rischia di essere sempre inopportuni, ma noi apparteniamo a quella specie del dovere dare per forza mascherato con il più sublime “gratuitamente dare” che ci rende cafoni, arroganti, presuntuosi, egocentrici etc. Ma siamo abbastanza intelligenti da fregarcene. Ben venga, mi sfogherò sul tuo blog.

      Re Appendice a1: davanti a uno specchio?
      Re Domanda 1: Forse tu non hai un patto col silenzio. Forse lo devi ancora costruire o forse il tuo ha delle clausole particolari.

      Re Appendice a2: Il mio inconscio. Uh!
      Re Domanda 2: Non c’è nessuna risposta all’inesistente domanda 2. E’ solo per la simmetria.

      (Che bella parola simmetria, il mondo ne è pieno)

  2. “Mi manca quel abbraccio elettivo sobrio e sublime che eleva, che fa sussurrare, che rispetta silenzio e parole, che le contempla entrambe.”

    Posso dirlo senza che tu te ne offenda a morte che mi piace un sacco?

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