Sanguisuga all’alba di un abbandono.

Storicamente, dico storicamente perché dà un certo tono al discorso non certo perché abbia intenzione di parlare di cose serie, state pure sereni, non sono tante le cose di cui vado fiera. Anzi. Sono, per mia disgrazia una perfezionista, lo sono a livelli quasi preoccupanti, quindi questo non mi  consente di godere di quelle piccole conquiste che allevierebbero le sofferenze a molti. Quello che faccio io deve essere perfetto, risultare tale ai miei occhi al di là dei risultati obiettivi riconosciuti da altri. Triste. Tristissimo. Più che scopro questi macabri aspetti di me e più che riconosco la mia croce. Pesante. Dura. Me.

In questi ultimi tre anni, onestamente di cose che posso riconoscere come fatte bene ce ne sono così poche che ho veramente paura a guardarmi indietro, a gettare uno sguardo tra le cose che ho scritto, che ho fatto, che ho detto. Metterei volentieri un velo pesante, pesante come un macigno, che oscuri tutto ciò che mi porto alle spalle, che mi liberi un po’ dal ricordo, che mi faccia soffrire meno. Che mi butti nell’oblio, affinché io possa dimenticare, perdonarmi e ricominciare.

C’è una sola cosa di cui vado molto fiera. L’unica esperienza che più volte mi ha dato la sensazione di fare qualcosa di buono, di impegnare il mio tempo non solo a mio servizio come faccio sempre, ma metterlo a disposizione degli altri. Ha richiesto umiltà, farsi piccoli, mettere da parte il mio gigantesco ego. Senso di responsabilità. Attenzione. Cura maniacale ai particolari. Osservazione. Ascolto.

Mi ha insegnato ad ascoltare. Ascoltare tutto, anche cose lontane, remote. Ascoltare storie, storielline, esperienze, sofferenze, fatiche. Ascoltare semplicemente. Semplicemente ascoltare. Per poi sentire, sentire sulla mia pelle quelle storie, storielline, le fatiche così lontane dalle mie. Esserne parte e rendermi parte di esse. Ho imparato ad amare. E’ una mia conquista. Perfetta. Uno dei pochi motivi di vanto. L’unica cosa che mi faccia sentire fiera.  Il velo che oscura un po’ il resto, e che vive di luce propria. Si mette in primo piano con prepotenza e si fa fotografare nella mia memoria. Indelebile.

Avevo due possibilità. Due stimoli diversi. Andare avanti con ciò che mi ha così tanto dato, e che così tanto ha preteso da me, cercando di ripetermi, di fare il bis, con tutta la fatica che questo comporta.  Oppure cercare cose nuove, roba nuova senza avere alcuna certezza su cosa questo significhi. Di cosa  comporti. Senza possibilità di ritorno. Con il rischio di andare incontro a un molto probabile insuccesso, o peggio ancora, al nulla.

Oggi ho scelto definitivamente ed ho scelto la seconda,  non riesco a fare diversamente.
Una scelta egoista. Come sempre.

Non riesco a fare diversamente.

Sanguisuga. Ho finito di succhiare. E me ne vado con il gallo che canta tre volte consapevole del mio abbandono. Del mio tradimento.

2 risposte a “Sanguisuga all’alba di un abbandono.

  1. Dio Santo continua la lunga schiera delle persone che hai sedotto e poi abbandonato. Tu colmi e lasci tremendi vuoti nel giro di pochi secondi. Non conosci per nostra fortuna vie di mezzo.
    Perdonati, Fatjoncina anche se so che ti sarà difficile.
    A differenza di molti, hai delle carte da giocarti. Ne hai tante. Se conta e per quello che conta io credo che tu faccia bene, devi esplorare, guradare, fare cose nuove, lo devi ai “tuoi” ragazzi e lo devi anche a noi. A te non è consentito l’egoismo. Non ti è consentito l’anonimato o le vie più comode. Tu devi perché noi tutti ne abbiamo bisogno.

    Una persona che ha avuto il piacere di essere sedotta e poi abbandonata, e che ancora sente il lacerante vuoto lasciato.
    Fabio

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