Mi aprono la testa.

Condizioni tremende. Del resto sono le sette del mattino, anzi un quarto alle sette. Esco di casa con la velocità di un bradipo incinto in letargo. Andranno in letargo i bradipi? Non credo, ma rende l’idea. Con l’agilità di una gazzella anch’essa pregna mi infilo all’interno della mia automobile. Digressione: I love my car. Mi guardo allo specchio. Bene. Cerco disperatamente il tasto invisibile. Non voglio incontrare nessuno. Non voglio che nessuno mi veda. E’ un quarto alle sette nessuno mi vedrà. Mi rassicura quest’idea. Nessuno esce di casa a un quarto alle sette e diamine.  Metto in moto e subito mi fermo. Pit stop. Ecco M.T. davanti a me. Nella mia testa i ballerini di capoeira, sempre presenti, occupati nella splendida missione di tirare calci alle mie tempie, si chiedono che caspita ci faccia M.T. sveglio a quest’ora, e soprattutto qui, ora, proprio adesso. M.T. parla, dice qualcosa. Io non ascolto. Vorrei solo sotterrarmi per essermi presentata al mondo in quelle condizioni. Che impudenza. Annuisco. M.T. sostiene che ho una brutta cera, e mi chiede se sto bene. Ecco, grazie mille M.T.  Velocemente mi allontano. Metto in moto e via. Scappo da quel posto orrendo.

Il viaggio è regolare. Radiohead a palla per tentare di tenere la mia mente attiva al punto tale da garantirmi  l’arrivo alla mia meta. Traffico. Soffermo  il mio sguardo sulla Panda davanti a me. Mi dico che questa sarà una pessima giornata. Esiste macchina più brutta della nuova Panda? Non credo. L’autista della Panda fa di tutto per fare sì che io abbia ulteriori motivi per odiare quella macchina. Via, sorpassare velocemente quest’incapace. Ma come cavolo guida la gente alle sette del mattino? E’ una donna, si spiega tutto. Mi dico che le donne non sanno guidare. Mi scopro misogina. Accanto a me un tizio fa fare alla sua autovettura dei versi strani. Inveisco. Mi scopro misantropa. Sorpasso la bionda mi volto per vederla meglio, per fissare il suo volto e inserirlo nella lista nera degl’impediti alla guida. Il potenziale dito medio, dico e sottolineo potenziale, sono una ragazza educata io non lo farei mai, si trasforma in dita disposte a cuoricino. In quell’orrida Panda c’è F.M.. Ah l’uomo, perdonerebbe tutto ai suoi amici, anche uno stile di guida poco ortodosso. Accosto. Accosta. Esco. Rimane in macchina. Ti pareva.  I nirvana cantano “Smell like teen spirit”  e F.M. muove ritmicamente il capo.

“F.M. cosa ci fai in una Panda?”

“E’ l’auto aziendale.”

“Quale azienda F.M., tu non lavori.”

“E che c’entra? Ho la macchina aziendale”- afferma sicura. Nella mia testa i ballerini di capoeiera si convincono che F.M.  abbia rubato la macchina. La immaginano con una pistola in mano che uccide tre o quattro uomini per una Panda. Poi si chiedono: ma tra tutte le macchine che poteva rubare proprio una stramaledetta odiosa Panda.

“Okay”- sintetizzo.

“Tu che ci fai da queste parti?”

“Ho una visita neurologica.”

“Ancora?”

“Già. Te?”

“Dove vuoi che vada una donna gravida alle sette del mattino? Dal ginecologo, no?  E dove hai la visita?”

F.M. pare irritata. Le dico il posto, mi dice che è dall’altra parte della città. Mi infama pesantemente. Mi sento morire. Che cavolo ci faccio lì? Ha ragione F.M. è proprio dall’altra parte. Ci sarò stata una decina di volte in questa clinica, ma sono  lì con F.M dall’altra parte della città a un quarto alle otto. Appuntamento ore otto. Maledico me stessa medesima. F. M. alimenta le mie maledizioni, aggiungendone delle sue. E’ un tipo originale, ha sempre qualcosa da dire.  Le offro un caffè, mi manda a cagare, e mi ricorda per l’ennesima volta di non farmi mai mettere incinta. Okay. Parto spedita.

Arrivo alla clinica in ritardo, spudorato ritardo, con la lingua di fuori;  sono atletica, ma fino a un certo punto. La signora all’accoglienza mi guarda con disprezzo. Mi risistemo. Giustifico il mio ritardo sinceramente: ho sbagliato strada, scusi eh. Mi guarda con maggiore disprezzo. Effettivamente potevo dirle che c’era traffico. Mai essere sinceri. Ho perso. Si accorge che sono lì per una visita neurologica e dice: “ah beh, lei è qui per la visita neurologica”. Si ferma, ma sento che avrebbe voluto aggiungere un bel “si spiega tutto”. La guardo laconicamente. Mandami dal mio dottore, stupida donna dell’accoglienza, non  lo vedi che è una giornataccia.

“Primo piano, stanza sette”- dice.

Vado. Il dottore è un figo assurdo, un po’ vecchio. Un po’ tanto vecchio, ma ha il suo fascino. Mi guarda, mi scruta.

“Senta signorina a me dispiace anche, lei è giovane, una così bella ragazza- i ballerini di capoeira si chiedono che cosa c’entri, ma inutile soffermarsi- via provi a chiamare lui. Le dica che l’ho mandata io. E’ bravo davvero, non si preoccupi.”

Guardo con attenzione il biglietto da visita tal de tali Neurochirurgo mi soffermo sulla parola chirurgo. Lo guardo impaurita.

“Non si preoccupi è bravo, davvero.”

“Okay”

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5 risposte a “Mi aprono la testa.

  1. La mia panda non è rubata. Smettila di dipingermi come una contadina… ;)))
    Te la aprissero davvero la testa sarebbe cosa buona e giusta.

  2. Sono sempre più ammirato dal tuo modo di scrivere, riuscire a romanzare i più piccoli accadimenti della vita in un modo così concitato. Complimenti sinceri!!

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