Scoprirsi travestiti.

Guardavo la partita urlando scompostamente, assai poco graziosamente, “Alè Alè Inter Inter”. Mi vergogno anch’io quando mi immagino vista dal di fuori perdere qualsiasi tipo di freno inibitore, mentre faccio i versi che faccio, mentre urlo come urlo. Lo maledico sempre il calcio.

Mancano 30 secondi alla fine. La partita. Quella che aspetti da sempre, la finale di Champions , e la tua squadra che si appresta a portarsi a casa la coppa.  Nei miei occhi questa immagine.

Avevo otto anni quando per la prima volta feci caso al pallone. Sai sono una femmina, alle femminucce non si regalano palloni. Il mio amico del piano sopra,  Kevin, mi pare che si chiamasse, era intento ad apprendere la fantastica arte del palleggio. Suo padre cercava di insegnarli come si fa a tenere un pallone sul proprio piede, a fare sì che quell’oggetto tondo sia un proseguimento naturale del proprio corpo, ma credo di ricordare che Kevin fosse abbastanza impedito. Mi pare di ricordare anche che gli piacessero le bambole, ma è un’altra storia e poi saranno problemi di Kevin, che poi non si chiamava Kevin o forse sì, non mi ricordo. Insomma guardando lui, guardando quel movimento, la magia del pallone che rimbalza sul  piede, fu come dire, amore. Volli imparare, subito. Dovevo essere in grado anch’io di far compiere al pallone i movimenti che volevo. Con il piede a martello inizia a provare con il mio Supertele verde e nero, bellissimo regalo di mio babbo. Insomma non è per tirarmela, ma alla fine dell’estate sfidai il mio povero cugino, il neo battezzato Kevin l’avevo già sconfitto il terzo giorno di allenamento autodidatta, e con 68 palleggi di fila vinsi sul disgraziato umiliandolo pubblicamente di fronte a tutti i suoi amici. Battuto da una femmina. Sciagura. Ho scoperto poi che andava a dire in giro che  in realtà ero un maschio travestito da femmina, non ricordo bene i motivi per cui mi sarei travestito secondo lui, ma sembrava essere un racconto credibile e poi cosa non si fa per l’onore. L’ho capito e perdonato.

Inter:  squadra maledetta, eterna seconda,  squadra dalle tante potenzialità che non riesce mai a vincere, la più forte, ma non vincente; partite al cardiopalma, sofferenze infinite, e grida e urla e pianti, tanti.
Ha vinto per una volta, che goduria. Che goduria.

2 risposte a “Scoprirsi travestiti.

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