Brividi di sollievo

Alzai lo sguardo dal  quaderno degli appunti, dove confusamente era nascosto tutto il sapere necessario per affrontare il mondo. Non avevo una visuale avvantaggiata. Guardavo attraverso il vetro della porta il suo corpo. La sagoma. Si muoveva piano, un movimento regolare . Ho dedotto che stesse spazzando o qualcosa del genere. Fissai il suo corpo guardandola con attenzione. Le mani. Le gambe. Le cosce grosse. Il sedere.  Attratta da quella banale figura iniziai a volare.

Mancano solo poche ore. Ora torno a casa. Devo passare prima a fare la spesa. Che cosa mangio oggi? Non ho voglia di cucinare, e per chi poi? Mangiare da soli. Quanto mi manca Alberto. Quanto mi mancano le nostre litigate. Quanto mi manca fare la spesa per lui. Cucinare per lui. Vivere per lui. Ho vissuto per lui, in sua funzione. L’ho amato tanto e ancora lo amo. Perché mi hai portato via Alberto oh Dio? Perché? Perché mi fai soffrire in questo modo? Perché mi hai tolto l’unica mia ragione di vita? Quanto è triste questa solitudine della sua assenza. Perché vivo? Per quale assurda ragione vivo?

Attorno a lei le giovani menti passavano indifferenti. Nessuno che raccogliesse quel grido di dolore. Nessuno che leggesse in quel su e giù rassegnato del manico della scopa l’immensa sofferenza di chi ha perso tutto. La speranza. Lei continuava nel suo regolare movimento, ogni tanto alzava lo sguardo per vedere chi, irrispettoso del suo lavoro, passava attraverso il pavimento appena pulito a grandi falcate. Veloci. Invidiava quella velocità di chi aveva qualcosa da fare. Un posto dove andare, qualcuno da incontrare.  Lei, che doveva solo andare a mangiare e poi dormire, e risvegliarsi per mangiare, lavorare e poi dormire.

Raccolsi i miei libri, terrorizzata da questa visione, velocemente volevo andare da lei per dirle quanto capissi il suo dolore. Per comunicarle la mia partecipazione. La mia appartenenza a quel grido. Uscii. Aprii la porta di vetro. Davanti: una donna serena che parlava al telefono.
“Amore, ho quasi finito ora vado a fare la spesa, cosa vuoi per cena?”

Sollievo. Superbo, per un istante eterno, sollievo.

Me ne andai anche io attraverso il corridoio che aveva appena finito di pulire. Lentamente.

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