Una piccola storia ignobile

(Ci sono situazioni che nascono, così, improvvisamente esplodono dentro.)

Luca.
Diciassette anni.
Maschio.
Il nome non lasciava spazio  ad ambiguità sul sesso, ma sempre meglio chiarire. Si sa come va il mondo oggi. Un ragazzo come tanti. Anonimo come tanti. E come tanti non si era mai accorto del suo anonimato. Andava avanti per l’inerzia del mondo. Non la sua. Si può dire senza peccare di presunzione che lui non era in grado nemmeno di scegliersi l’inerzia. Il nulla. Non aveva mai scelto nulla. Il mondo, la moda, la vita aveva scelto per lui e come si può ben immaginare questo faceva di lui una persona felice. Alcun turbamento nemmeno negli anni peggiori. I suoi anni. Niente. Solo qualche ragazza che ogni tanto l’aveva fatto ragionare su qualcosa, ma senza effetti di particolare rilievo. Uno nato vivo, che viveva morto.

Motorino. Il suo mondo.  Nero fashion. Una vespa. Aveva il motorino più fico. Le ragazze andavano pazze per quel motorino. Ma sia chiaro non è stato una sua scelta. Non aveva gli strumenti per potere compiere una scelta estetica. Il bello richiede occhi. E i suoi erano un po’ offuscati. Come tutti. Il suo mondo.

Pantaloni. Scarpe. Maglie. A-style. Calcio. Moto.  Campino. Come tutti. Il suo mondo.
E poi discoteche. Feste. Birra. Cicchini. Una canna ogni tanto. Come tutti.
Donne si fa per dire, ragazzine. Fiche.Vuota adolescenza. Quella che vuole il mondo. La vuota adolescenza piena di cose. Come tutti. Nato vivo che viveva morto. A diciassette anni. Il suo mondo.

Diventare un calciatore il suo sogno. Come tutti. In lenta decadenza. Si rendeva conto che non lo avrebbe mai realizzato. Pazienza. Mediamente bravo a scuola. Il sei da per tutto. Non voleva di più. Il babbo non rompeva le palle e la mamma lo coccolava. Il suo unico figlio.
Come tutti.

La vita di Luca era lineare. Scuola. Casa. Calcio. Campino. Risate con gli amici. E il sabato sera finalmente Discoteca. Era il momento più atteso della settimana. Sì, “viveva” in funzione di questo evento.
Poteva finalmente cercare di conquistare qualche fanciulla con la sua nuova camicia e con i suoi nuovi pantaloni. Come tutti.

Il sabato sera era finalmente arrivato anche quella settimana. Alfa 147: la macchina che lo portava verso il luogo dell’idillio. Non male davvero. Musica a palla durante il tragitto. Gli anonimi fanno sempre rumore.

Tutto scorre normalmente. Trova anche una “tipa”disposta a slinguazzarsi con lui. Carina. Ottima conquista. Bravo Luca. Mentre la sua lingua e quella della sconosciuta giocano maliziosamente nelle loro adolescenti e ingenue bocche, mentre sente il profumo della rossa che stava abbracciando, mentre la musica a palla inibiva ogni possibilità di ragionamento piange.
L’estraneità della sconosciuta, della musica, della discoteca, della camicia, dei pantaloni del  motorino lo appesantiscono e atterra. Piange.

La rossa percepisce quelle lacrime e scappa. Come tutti. E’ solo. Come tutti.

2 risposte a “Una piccola storia ignobile

  1. Io penso questo e tu sai che quando c’è da offenderti ti offendo quindi non ti arrabbiare se dico quello che penso e per l’appunto risulta essere positivo. Tu ami le critiche, ma io devo dire il Matteo’s pensiero a riguardo. Luca sono io, e il pianto viene a me nell’arrivare alla fine del racconto, articolo, post chiamalo come ti pare e rendermi conto di quanto effetteviamente io sia un “come tutti”.Mi descrivi senza pietà, me come tanti altri, come sai fare solo tu. Senza volere giudicare ma presentando impietosamente senza filtrare in maniera oggettiva. Adoro questo più di ogni altra cosa del tuo modo di scrivere. Poi se si ragiona del racconto anche io avrei approfondito il finale, ma dato che so che tu vuoi per forza dare fiducia a chi ti legge, e che ritieni intelligente chi lo fa non penso che ci sarà mai un finale in quello che scrivi. Ecco ora sto meglio, ma sappi che mentre leggevo il racconto ti ho odiato. Chi ti dà il diritto di sviscerarmi o quasi?

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