L’indifferenza è il peso morto della storia

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.”

A. Gramsci

22 risposte a “L’indifferenza è il peso morto della storia

  1. Sì,è così..l’indifferenza credo sia il male più grosso di questa nostra malata società..Fa comodo voltare lo sguardo da un’altra parte e distogliere l’attenzione da cose che fanno riflettere..
    ..abbandono,diversità,povertà,malattia..Perchè osservarle quando si può cancellare tutto come una passata di spugna con l’indifferenza?
    Fabio.

    • Hai ragione tu, e ha ragione Gramsci. Personalmente mi chiedo sempre, però, cosa viene dopo. Mi spiego. Una volta che vai al di là di questa indifferenza, che cosa rimane? Cosa faccio in più io di un altro che non ha la più pallida idea di quello che accade nel mondo intorno a lui? Non è forse vero che il mio magari è solo un po’ di pudore e ipocrisia in più? Riconoscere il “male” e l’ingiustizia non fa di me una persona buona o giusta.

  2. L’indifferenza non è non avere la più pallida idea di quello che accade nel mondo (quella casomai è ignoranza), ma è il sapere quello che accade nel mondo e non fare niente. Gramsci qui si esprime ottimamente (ho riportato anche io questa citazione un po’ di mesi fa sul mio blog, dopo essere stato a teatro a vedere un bellissimo spettacolo sulla vita di Feltrinelli) e secondo me vuol dire che gli indifferenti distruggono ogni piano costruito proprio da chi indifferente non è.

    Andare quindi al di là dell’indifferenza non vuol dire rendersi conto della situazione in cui siamo, ma significa fare qualcosa. Questo è il dopo. E oggi fare qualcosa non è affatto poco. E l’indifferenza peggiore è proprio quella che si manifesta quando qualcuno cerca di fare qualcosa, ma gli altri svogliati, chi con una scusa, chi con un’altra, lentamente spariscono tra le loro lamentele inutili.

    • Fare “qualcosa” non può essere la soluzione. Non si può fare così per fare in tal modo io sono apposto, io c’ho provato: sono gli altri che non capiscono. E’ un po’ troppo comodo.
      Mi è capitato spesso di dovere affrontare il senso di impotenza, troppe volte per potere pensare che fare qualcosa sia la soluzione. Non è vero, non sono gli altri che non capiscono, sono le proposte fatte che non sono affascinanti. E poi il nostro qualcosa è sempre qualcosa di così infinitamente piccolo da darmi l’impressione che sia fatto solo per soddisfare il proprio ego, rendendo così “l’anti-indifferente” forse addirittura peggiore dell’indifferente.

      • Mi pare che tu abbia voluto tradurre forzatamente il “fare qualcosa” con “fare poco, ma meglio di niente”. Se c’è qualcosa che non va, fare qualcosa è NECESSARIAMENTE la soluzione. Poi possiamo parlare all’infinito sul COSA fare, ma qualcosa, se vuoi che la situazione muti (non obbligatoriamente in meglio!), devi fare.

        Poi che vuol dire “le proposte non sono affascinanti”? Non è eccessivamente generico ergo non vuol dire una mazza? Ci saranno proposte affascinanti e proposte meno affascinanti. Mi pare ingiusto dire che a prescindere le proposte sono non affascinanti.

        Mi pare d’aver scorto letture molto belle tra i tuoi libri. Dovresti aver appreso quindi, che QUALUNQUE cosa è fatta per il proprio ego. C’è chi però eccita il proprio ego desiderando la pace nel mondo e c’è chi lo eccita mandando al diavolo Anna Frank.

        Non è forse eccessivamente bacchettone il tuo ragionamento? Pare evincersi che se non si fa niente, siamo dei tristissimi indifferenti, mentre se si tenta di fare qualcosa, addirittura si peggiora la situazione perché si fanno proposte non affascinanti, infinitamente piccole e solo per il proprio ego.

        Che vuoi fare allora? Star qui a condannare per sempre chiunque, qualunque cosa faccia? Cercare “la soluzione” in un potere magico che da un giorno ad un altro è in grado di soddisfare i requisiti di infinita grandezza, totale altruismo e sorprendente fascino?

        Io comincerei a fare qualche piccolo passo in avanti. Anche piccolo. Anche poco affascinante. Anche solo per soddisfare il proprio ego.
        Sennò qua urge un cambiamento del nome del blog: due passi avanti e due indietro.

  3. Con calma,
    1) Le proposte nel caso in cui non attirino a sé non sono attraenti, quindi affascinanti. E nel mio commento sono partita dal presupposto delle MIE proposte miserabilmente fallite; aveva l’intenzione di essere un mea culpa.
    2) Le mie letture mi hanno insegnato anche che l’egoismo non è lo stadio finale, ma forse non le conosci abbastanza.
    3) Non vedo cosa ci possa essere di bacchettone, almeno che tu non attribuisca a questo termine il significato di: rendersi conto dei propri limiti.
    4)Se leggi, nei miei interventi non c’è mai condanna alcuna. Seguo un’altra via.
    5)Così a titolo informativo: no, non sto cercando alcun potere magico, ho estrema fiducia nelle capacità del mio cervello.
    6)Credo che tu stia parlando di un piano di ragionamento diverso dal mio.
    7) l’http del blog non me lo fa cambiare, e anche se non si vede il titolo del mio blog è La ruota spezzata. Sa di umiltà.

    • 1) Non l’avevo capito / Forse ti eri espressa male / Una cosa non è brutta perché qualcuno la definisce brutta, ma qua scendiamo nel filosofico.

      2) Io non ho mai parlato di egoismo. Con egoismo si intende fare qualcosa con il SOLO fine di rivolgerla a se stessi. Io ho semplicemente detto che non potrai mai togliere da un’azione quella parte umana che porta a voler accrescere il proprio ego.

      3) Beh, qui allora deciditi. O parli di te stessa e espliciti chiaramente che le TUE proposte sono infinitamente piccole, poco attraenti e bla bla bla, oppure accetti il fatto che stai bacchettando sia gli indifferenti, sia chi prova a fare qualcosa.

      4) Qui idem. Possiamo discutere sul significato ultimo di condannare/giudicare, ma mi pare che tu abbia espresso un tuo giudizio netto su entrambe le posizioni. Chiama questo processo come ti suona meglio

      5) Sarei molto curioso di sapere quali doti innate ha il tuo cervello, dato che pare poter risolvere un problema, senza fare qualcosa.

      6) Scusa eh, ma mi pare che qua stai usando la tattica del buon cristiano che, appena si trova in difficoltà, si appella al “No, vabbè, ma qua non si parla di ragione. O ci credi o no”. Tutti ragioniamo su un piano leggermente diverso da altri, ma solitamente tra due persone non dotate di problemi mentali, si riesce a ragionare su due piani che hanno lo stesso codice e una discussione comune. Se poi con questo intendi che non la penso come te, uhm ok…

      7) Uhm…. era una battuta. Ma immagino che fosse ironia anche la tua. 1-1

      Direi che i punti 1 e 7 sono “risolti” (IMHO). Lieto di raggiungere qualcosa di concreto anche sugli altri🙂

  4. 1) Sicuramente mi sono espressa male io. Bello è diverso da affascinante e il filosofico è un campo che non mi compete, se vuoi farmi la grazia di parlarne tu, ben venga.
    2)La tua definizione di egoismo è da dizionario.
    3) Io non bacchetto nessuno e da un uomo così concreto mi aspettavo almeno un virgolettato.
    4)Non capisco quale sia il mio giudizio netto, anche perché onestamente non ho un giudizio netto. Le definizioni le lascio al Sabatini.
    5)Semplicemente non sono vittima del fare.
    6)No, era un modo carino di dire che non hai capito nulla, pardon che io mi sono espressa molto male, e il concetto che volevo fare uscire è estremamente diverso da quello che sembra essere arrivato a te. Tu ragioni di concretezza, io no, tu parli dell’uomo inserito nel suo contesto sociale, io parlo dell’interiorità. E’ un piano estremamente diverso tu ragioni di “politica” io ragiono di “etica” di “morale”.
    7)Non mi piace la concretezza mi ricorda Berlusconi.

  5. Vabbè, sei voluta entrare in fase di non risposta (tanta cara a tua sorella!). Non se ne esce più e me ne dispiace. Già le precedenti risposte erano sibilline, ma quelle di ora addirittura ridicole e canzonatorie. Ok, ti sei messa in testa (o ti è stato messo in testa) che io sono quello concreto, che parla solo di cose concrete. Addirittura che io parlo di politica. Ti sei voluta leggere tutto forzatamente sotto questa chiave e hai ottenuto il tuo bel resoconto. Hai tirato fuori il Berlusca.

    E’ brutto da dire, ma pare tu abbia gli stessi “difetti” di tua sorella. Dai ragione a chi afferma cose abbastanza banali o frasi retoriche, ma sui punti dove vieni punta, non c’è risposta. E lo sai come si fa a vedere una non-risposta? Prendi la domanda e la leggi. Prendi la risposta e la leggi. Poi riprendi la stessa domanda e se ti accorgi che è riproponibile , significa che hai appena non-risposto.

    E infatti… T’ho spiegato che non parlato di egoismo e mi rispondi che la mia definizione è da dizionario. Che c’entra? T’ho detto PERCHE’ secondo me bacchetti sia gli indifferenti che i non indifferenti e tu mi rispondi che non bacchetti nessuno e pum, la prima frecciatina. Il giudizio netto è appunto quello appena detto e quello che era nella domanda sopra, ma fai finta di non vederlo. Pum, frecciatina 2 con il Sabatini. Ti chiedo come risolvi i problemi senza fare qualcosa e mi ribadisci che non sei vittima del fare. Uhm… Utile.

    Poi il finale è da oscar del “tiriamo acqua al mio mulino” e “interpretiamo come mi torna meglio”. Io parlo dell’uomo inserito nel contesto sociale? Eh? Io sto ragionando di “politica”? Eh?

    Detto tutto questo, penso fosse inutile ribadire che non ti piace la concretezza. Probabilmente Gramsci t’avrebbe odiato.

    P.S.
    Beh, l’hai voluta mettere sul personale.

  6. Sei pregato di non toccare argomenti a te alquanto sconosciuti quali mia sorella.
    Penso anche io che Gramsci mi avrebbe odiato, ma non mi scombussola.
    Offendere le persone e avere la pretesa di una propria superiorità non è molto originale.
    Se non voglio perdere tempo in un discorso che non ha né capo né coda perché tu non capisci quello che voglio dire questo non vuol dire non dare risposte vuol dire semplicemente cercare di far capire quanto sono inutili le domande al fine della mia indagine speculativa.

  7. Suvvia, perché tua sorella dovrebbe essermi così sconosciuta? Ci ho parlato più di 8 mesi, penso di aver il diritto di nominarla. Anzi, è più probabile che in questi 8 mesi ci abbia parlato più di te. Se poi vuoi entrare in modalità non-ti-permettere-di-nominare-la-mia-famiglia…

    Hai ragione, offendere le persone e avere la pretesa di una propria superiorità non è molto originale. L’avevi appena fatto tu.

    E’ molto probabile che io non capisca quello che tu vuoi dire, altrimenti non ti farei tante domande. Io, nella mia immensa concretezza, vedo un capo e una coda molto distinte: il parlar del niente. E i miei sospetti si infittiscono sempre più, quando al primo commento che non sia “Brava Fatjona”, risulti intrattabile e priva di senso.

    Il tuo commento mi interessava, altrimenti non ti avrei inizialmente posto quelle domande. Tu però hai voluto lentamente spingerla sul personale, evincendo concetti che dir pregiudizievoli è poco. M’hai definito “concreto” (non voglio dilungarmi troppo sull’ironia del termine), m’hai deriso sulla filosofia, quando ne avevo appena preso le distanze, ti “aspetti virgolette” (eccole), mi paragoni al Berlusca, dici che offendo le persone e che pretendo d’essere superiore.

    Chiaramente questi non sono giudizi netti, perché tu non ne dai. Io invece si, siccome ho letto tante cose di quelle che hai scritto, mi reputo degno di esprimere il mio parere su di te. Affronti delle tematiche profonde, ma penso che ti manchi un punto fondamentale. Viaggiare tanto, viaggiare lontano, visitare tanti posti, può anche lasciarti vuota. Ascoltare le persone ed interagire con loro, per quanto stupide possano sembrare, invece può arricchirti anche se ti trovi dietro casa. Quindi quando vedo, quando TI vedo parlare di cose che all’apparenza sono profonde, mi aspetto la possibilità di parlarne. Ma ironia a parte, cazzo, ma quanto è schifoso dire a qualcuno “non perdo tempo con te, perché non capisci quello che voglio dire” o addirittura definire “inutili” le mie domande? Che atteggiamento ipocrita è, per chi si prefigge di voler andar oltre il fare qualcosa, trattare così anche il più scemo degli scemi?

    Tutte le cazzo di cose che scrivo sul mio blog, sono cose da difendere. Non sono non-volevo-giudicare-nessuno cose. Non sono delle non-hai-capito-quello-che-sto-dicendo cose. E quando qualcuno mi fa delle domande su quello che scrivo, io gli rispondo. Se mi rifà la stessa domanda, mi chiedo il perché e non mi metto a sfotterlo e poi addirittura a cercar di passare dalla parte di quello offeso.

    Dirai te, che te sei te e io sono io. Rimani allora sempre quella che sei.

    Auguri

  8. Grazie della tua misericordia e di avere tentato di salvarmi. La faccio finita qui perché non ho veramente tempo, e molto concretamente domani ho un esame e le mie turbe su tutto passano notevolmente in secondo piano. Aggiungo solo una cosa per amor proprio credo che tu non sappia nemmeno lontanamente di chi stai parlando.
    Schifosa? Assolutamente sì. Per maggiori informazioni vedi post io sono vomito.

  9. Mi sono letto tutti i commenti e pretendo per questo una specie di riconoscimento pubblico.
    E’ vero bambina mia che tu non sei chiara.
    Partiamo dall’inizio perché hai pubblicato nel tuo blog una cosa abbastanza trita e ritrita e per di più di questo odioso personaggio. Tra l’altro eliminando infigardamente la parte in cui lui sostiene che essere partigiani è cosa buona e giusta e il resto no. Rispondere prego, anche domani non ho furia.

  10. Per lo stesso motivo per cui pubblicherei tante delle cose scritte da Seneca, le trovo giuste, ma banali, e in quanto tali fastidiose. Mi infastidisce, tutto qua.
    Mi hai colta in fallo perché l’ultima parte subdolamente l’ho tolta proprio per fare sì che tu non rimanessi colpito solo da quella. Mai sottovalutare “l’avversario”.

  11. Vuoi dirci cara fanciulla allora quale è la tua idea sull’indifferenza?
    Sono consapevole dei rischi che corro ponendo tale domanda.

    • Vuoi leggere tu mio caro amico, che tenti di mettere ordine ai miei pensieri, il mio “saggio” su tale argomento e non solo dal titolo “Non uso il noi”?
      Ti avverto che si tratta di una quarantina di pagina.

  12. Azzzz
    Lo sapevo, non mi faresti la grazia di sintetizzare il tutto?
    Così per renderci partecipi dei tuoi pensieri anche se “le parole sono la gabbia dei pensieri, ci si fossilizza sulle parole, ci si appesantisce sulle parole, si pensa solo alle parole e quando ho finito di dire una cosa ne ho già pensate altre venti completamente differenti, ma tu ti fermi alle mie parole e non capisci che sono solo un muro per non farti entrare oltre, ma tu fossilizzati pure,anche se a volte io questo muro vorrei scavalcarlo, anche se a volte vorrei pensare che tu non hai più bisogno di queste cazzo di parole.”
    Sintetizza di grazia.
    La citazione è da l’epistolario di Fatjona Lamçe con tematica il silenzio. Remember?

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