Nanosecondi rubati

Non lo nego. E’ stata durissima. Anche quest’anno dover pensare per un nanosecondo a quelli che stanno peggio di me, pensare agli uomini soli mentre si è nel bel mezzo dei pranzi e/o cene  con i tanto odiati parenti, dovere pensare a chi ha fame quando la tavola straborda, pensare a chi è nel bel mezzo di guerre, carestie ed epidemie dove la città è piena di luci, di colore e soprattutto shopping. E’ stata veramente durissima, per fortuna che ormai la celebrazione della cristiana ipocrisia è finita, e ora posso pensare solamente ai cavoli miei senza dovermi privare più di quel nanosecondo africano. Ci ripenserò tra trecentosessantacinque giorni. Evviva!

Però in compenso S. Stefano mi sta simpatico, così nel caso in cui interessasse.

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