Cantava la Noia (lui…)

Questi sono giorni strani, grigi. Fortunatamente le condizioni atmosferiche rispecchiano il mio stato d’animo. Non avrei potuto sopportare giornate di sole splendente nel grigiore dei miei giorni. E allora mi viene in mente qualcosa di meraviglioso, che ho avuto il piacere di scoprire qualche anno fa in mezzo alle tristi lezioni scolastiche. Una poesia che mi riempì allora, e che mi riempe tuttora, mentre guardo il cielo che corre e senza stancarsi mai amplifica la mia immobilità.

Lui è Emilio Praga e questa è “Preludio”

Noi siamo i figli dei padri ammalati:
aquile al tempo di mutar le piume,
svolazziam muti, attoniti, affamati,
sull’agonia di un nume.

Nebbia remota è lo splendor dell’arca,
e già all’idolo d’or torna l’umano,
e dal vertice sacro il patriarca
s’attende invano;

s’attende invano dalla musa bianca
che abitò venti secoli il Calvario,
e invan l’esausta vergine s’abbranca
ai lembi del Sudario…

Casto poeta che l ‘Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!… Degli antecristi è l’ora!
Cristo è rimorto !

O nemico lettor, canto la Noia,
l’eredità del dubbio e dell’ignoto,
il tuo re, il tuo pontefice, il tuo boia, il tuo cielo,
e il tuo loto !

Canto litane di martire e d’empio;
canto gli amori dei sette peccati
che mi stanno nel cor, come in un tempio,
inginocchiati.

Canto le ebbrezze dei bagni d’azzurro,
e l’Ideale che annega nel fango…
Non irrider, fratello, al mio sussurro,
se qualche volta piango :

giacché più del mio pallido demone,
odio il minio e la maschera al pensiero,
giacché canto una misera canzone,
ma canto il vero!

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