Quando la gioia si fa fucsia

Quando avevo circa sedici-diciassette anni tra le varie cose che mi premeva molto chiarire c’era una domanda fondamentale: si riesce a condividere di più la gioia o la sofferenza? Cioè riusciamo a sentire di più sulla nostra pelle la sofferenza o la gioia di un altro? La conclusione cui arrivai dopo tanto vagare ovviamente fu che soffrire della sofferenza altrui era più facile del gioire della gioia dell’altro in quanto siamo in possesso di questo innato- o causato dalla nostra cultura –  senso di pietà. Eviterò il discorso sulla stupidità della pietà, per non dare ulteriori prove a chi sostiene la mia appartenenza alla filosofia cinica.

Non sono in grado di scrivere qualcosa che sia vagamente simile alle lettere di Maria de Filippi a “C’è posta per te”, ho così a lungo attuato un processo di dissacrazione di quelli che sono i tanti osannati sentimenti umani, da non riuscirci proprio. Quando però ti rendi conto che veramente sei contento della gioia, del successo, dei traguardi di un tuo amico, e lo sei sinceramente senza se senza ma, caspita questo non può passare inosservato. Quando senti, percepisci sulla tua pelle la gioia di qualcun altro che ha visto realizzato una parte del proprio “sogno”, che mette un mattone importante nella costruzione della propria vita e nonostante il fatto che tu sia soltanto uno spettatore di quel momento riesci a sentire tua quella gioia, tuo quel sorriso, ti senti in qualche modo coprotagonista, tutto questo non può passare inosservato. Non posso non dargli un peso. È elevante pensare che si è in grado di farlo, intendo farlo davvero, di abbondare anche solo per un paio di ore il proprio lacerante egoismo, la trappola dell’egocentrismo, spostare il centro da se stessi a solo qualche metro più in là, non ha veramente prezzo.
E io oggi mi sono sentita così mentre vedevo la mia amica “signora in fucsia” discutere la sua tesi in mezzo ai dotti ingegneri, mentre le comunicavano il meritatissimo voto di laurea, mentre si faceva le foto con tutti quelli che passavano di lì. Ecco io ero lì ed ero gioiosa.

Non so se l’analisi fatta qualche anno fa sia giusta o meno, francamente me ne infischio, però mi spiazza e non poco questa giornata.

4 risposte a “Quando la gioia si fa fucsia

  1. Oggi mi ero ripromessa di non piangere. Mi ero detta che non lo avrei fatto. Torno a casa e trovo questo. Grazie. Mi sei sempre stata accanto, mi hai fatto riflettere su tante cose. In questo ultimo periodo non ci siamo viste tanto, e ho sentito la tua mancanza. Oggi però…Come ben sai non sono molto brava a scrivere, ma non servono molte parole per dirti che ti voglio bene. Grazie di tutto!!!
    “La Signora in Fucsia”

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