Il cheese di allora, la lingua di ora: dagli immobili creazionisti ai dinamici darwiniani

Quando guardo le foto dei miei genitori sorrido amaramente: sono tutti così impostati. Non mi sono mai piaciute, non le capisco: perdere un attimo della propria vita per imprigionare per “sempre” un attimo che non hai vissuto perché eri focalizzato nel focalizzarlo. Quando guardo le foto dei miei coetanei, o quasi, che non perdono l’occasione di fare diventare pubblica qualsiasi loro esperienza, sorrido amaramente: sono tutti così impostati. Tante bocche a sedere di gallina ( a dir il vero un po’ passata di moda) e tante lingue, come fossero tutti dal dottore a farsi controllare le tonsille. Non che io abbia qualcosa da ridire sul Bon Ton, ma trovo esilarante che una persona non riesca a definire i confini della propria intimità, figuriamoci tentare di difenderla, e che non ci sia nemmeno un miserevole tentativo di un minimo di originalità. Nel locale di turno con la serata la cui specialità è direttamente proporzionale alla quantità di alcool assunto, dove tutti, tutti, sottolineo tutti gli appartenenti al sesso maschile indossano una camicia ( anche questo mi fa sorridere se penso a quanti hanno odiato la camicia del padre) e/o al massimo i più originali un gilet, con un bicchiere in mano e la lingua inevitabilmente di fuori; il sesso femminile, invece, si contraddistingue  per la maggiore originalità nel vestire, non posso affermare lo stesso sulla posa: un bicchiere in mano con la boccuccia a culo di gallina a baciare “l’amorina” di fianco.  Non capisco il cheese di allora e non capisco la lingua di ora. Non riesco nemmeno a giustificarlo come umano e comprensibile narcisismo. Certo non mi intendo di fotografia, ne so esattamente un fico secco, ma un minimo di senso della bellezza ha investito qualche piccola parte della mia corteccia cerebrale, ed è proprio questa piccola piccolissima parte che non riesce proprio a carpire il bello in queste inquadrature e il loro valore artistico. Sicuramente è un mio limite. A maggiore ragione mi risulta di difficile comprensione il valore affettivo che può avere una foto in cui si mostra le papille gustative, forse è per vedere la loro evoluzione nel tempo. Siamo tutti dinamici darwiniani noi altri, mica come voi immobili creazionisti.

5 risposte a “Il cheese di allora, la lingua di ora: dagli immobili creazionisti ai dinamici darwiniani

  1. a me preoccupa molto il quasi dei coetanei perché ci sono anche gli over 30 cosa dico? gli over 40 a fare lo stesso a 16 anni giustificabile a 40 diventi un po’ ridicolo

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