Lo yoga potrebbe essere la soluzione

Mentre incessantemente penso alle mie evidenti difficoltà di concetrazione e cerco la soluzione negli esercizi buddisti, induisti, sciontoisti eccetera, mi imbatto in un brano, tra un esercizio e l’altro ovviamente. Ritorna prepotente nelle mie letture Hermann Hesse, stavolta non è stata una scelta consapevole è stato il fato a volerlo, e pensare che stavo quasi per disintossicarmi. Che invidia mi fa venire Hermann. Sintetizza con semplicità disarmante concetti sui quali io, modesta creatura, spendo ore e ore, fiumi interi di parole e indefiniti flussi di pensieri.     
Spesso penso che tutta la nostra arte sia soltanto un surrogato, faticoso e pagato dieci volte troppo caro, della vita non vissuta, dell’istintualità non vissuta, dell’amore non vissuto. Eppure non è così. E’ tutt’altro. Si sopravvaluta la sensualità se si vede nella spiritualità solo il necessario surrogato di una sensualità carente. Il valore della sensualità non supera neppure di un capello quello dello spirito, e viceversa. Tutto è una cosa sola, tutto è ugualmente buono. Abbracciare una donna o scrivere una poesia non fa differenza. Purchè ci sia l’essenziale, l’amore, la pasisone, il rapimento, essere un monaco sul monte Athos o un viveur a Parigi è la medesima cosa.”

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