Hai mai guardato il tuo amico dormire?

Non posso per nesssuon motivo al mondo non inserire nel mio blog le “parabole” di Nietzsche, il mio preferito in assoluto: 
“Dell’amico” tratto da Così parlò Zarathustra
‘Uno è sempre intorno a me’ pensa l’eremita. ‘Sempre uno via uno: questo alla fine produce il due!
Io e Me siamo sempre in premuroso colloquio: come sopportare ciò, senza un amico?’
L’amico per l’eremita è sempre il terzo: il terzo è il sughero che impedisce che il colloquio tra i due cada nel fondo.
Ahimè tutti gli eremiti hanno troppa profondità. Perciò bramano tanto un amico e le sue alture.
La nostra fede negli altri tradisce ciò in cui noi desideriamo credere. La nostra brama di un amico ciò che ci tradisce.
Spesso si vuole con l’amore superare l’invidia. Spesso si finisce per aggredire e farsi un nemico, solo per celare la nostra vulnerabilità.
‘Sii almeno mio nemico!’ Così parla il vero rispetto, che non osa domandare amicizia.
Se si vuole davvero un amico, bisogna anche avere il coraggio di scendere in guerra per lui: e per eondurre una guerra, bisogna saper essere nemio.
Bisogna onorare il proprio amico anche nel nemico.
Puoi forse avvicinarti al tuo amico senza passare dalla sua parte?
Nel proprio amico si deve avere il proprio miglior nemico. Devi essergli il più vicino possibile con il cuore quando ti opponi a lui.
Vuoi presentarti al tuo amico senza abiti? E fare onore al tuo amico, ché tu ti presenti a lui come sei? Egli così ti manderà al diavolo!
Chi non sa nascondere, indigna: tante sono le ragioni per nascondere la vostra nudità! Solo se foste degli dèi avreste il diritto di vergognarvi dei vostri abiti!
Tu non ti acconcerai mai abbastanza bene per il tuo amico: infatti tu devi essere per lui un dardo e un desiderio ardente verso il Superuomo.
Hai mai guardato il tuo amico dormire, per conoscere come è fatto? Che cosa è invece d’ordinario il volto del tuo amico? È il tuo proprio volto, rispecchiato in uno specchio rozzo e imperfetto.
Hai mai guardato il tuo amico dormire? E non ti sei spaventato che avesse quell’aspetto? Oh, amico mio, l’uomo è qualcosa che deve essere superato.
L’amico deve essere maestro nell’indovinare e nel tacere: tu non devi voler vedere ogni cosa. Il tuo sogno ti sveli ciò che il tuo amico fa da sveglio.
L’indovinare sia la tua compassione; affinché tu sappia prima se il tuo amico vuole compassione. Forse egli ama in te l’occhio puro e lo sguardo dell’eternità.
La compassione per l’amico si deve nascondere sotto una ruvida scorza; in lui dovrai trovare di che romperti i denti. Così le cose appariranno dolci e fini.
Sei tu aria pura e solitudine e pane e medicina per il tuo amico? Qualcuno non riesce a spezzare le proprie catene, e tuttavia è un redentore per il proprio amico.
Sei tu uno schiavo? In tal caso tu non puoi essere amico. Sei un tiranno? In tal caso tu non puoi avere amici.
Troppo a lungo nella donna si celarono uno schiavo e un tiranno. Perciò la donna non è ancora capace di amicizia; essa conosce solo l’amore.
Nell’amore della donna è ingiustizia e cecità per tutto ciò che essa non ama. E anche nell’amore cosciente della donna c’è sempre, insieme con la luce, aggressione, lampo, e notte.
La donna non è ancora capace di amicizia: le donne sono sempre gatte, e uccelli. O, nel migliore dei casi, vacche.
La donna non è ancora capace di amicizia. Senonché, ditemi, o uomini, chi di voi è mai capace di amicizia?
O quanta miseria in voi, o uomini, e quanta avarizia dell’anima!. Ciò che voi date all’amico, io la darei anche al mio nemico, e non ne diverrei per questo più povero.
Esiste il cameratismo: potesse esistere anche l’amicizia!”
Così parlò Zarathustra.

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