"Eppure, non volevo tentar di vivere se non ciò che spontaneamente voleva erompere da me. Perchè era tanto mai difficile?"

Amo Hesse e amo in particolar modo Demian un libro di quelli che ti cambiano la vita…

Ne riporto qui l’incipit:

Per racconatre la mia storia devo incominciare dal lontano inizio. Se mi fosse possibile, dovrei risalire molto più addietro, fino ai primissimi anni della mia infanzia, e più oltre ancora nelle lontananze della mia origine.Quando scrivono romanzi, gli scrittori fanno come fossero Dio e potessero abbriacciare con lo sguardo e comprendere la storia di un uomo e riprodurla quasi Dio la narrasse a se stesso, sempre essenziale e senza veli. Io non ne sono capace, come non ne sono capaci gli scrittori. La mia storia però ha per me più importanza di quanto non ne abbia per altri scrittori la loro; è infatti la mia vita, è la soria di un uomo non inventato e possibile, non ideale o in qualche modo non esistente, ma di un uomo vero, unico, vivente. Certo che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso è unico della natura. Se non fossimo qualcosa in più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di attenzione. In ognuno lo spirito ha preso forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocifigge un Redentore.Oggi pochi sanno che cosa sia l’uomo. Molti lo sentono e perciò muoiono con maggior facilità, come io morirò più facilmente quando avrò finito di scrivere questa storia.Non posso dire di essere un sapiente. Fui un cercatore e ancora lo sono, ma non cerco più negli astri e e nei libri: incomincio a udire gli insegnamenti che fervono nel mio sangue. La mia storia non è amena, non è dolce e armoniosa come le storie inventate, sa di stoltezza e confusione, di follia e sogno, come la vita di tutti gli uomini che non intendono più mentire a se stessi.La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità. Ognuno reca con sè, sino alla fine, residui della propria nascita,umori e gusci d’uovo di un mondo primordiale. Certuni non diventano mai uomini, rimango rane, lucertole, formiche. Taluno è uomo sopra e pesce sotto, ma ognuno è una rincorsa della natura verso l’uomo. Tutti noi abbiamo in comune le origine, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa della profondità, tende alla propria meta. Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

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Giunsi a questo vuoto senz’ali

Solitamente il vuoto non ha un’accezione positiva, si pensa al vuoto e nei nostri vari schemi mentali è da mettere tra le cose negative usualmente non si va alla ricerca del vuoto, anzi. Nella nostra società materialistica ( e bla bla bla non voglio fare la moralista) svuotarsi, spogliarsi non è mai una cosa positiva; il procedimento è altro: si cerca di coprire, di riempire di nascondere il più possibile quello che siamo. Sostituiamo l’essere con l’avere, spogliarsi col vestirsi. In effetti mi rendo perfettamente conto che questo discorso sembra quasi assurdo, perché in realtà almeno fisicamente altro che vestirsi la tendenza è quella che porta alla mostra delle proprie nudità sempre più. Quello che voglio dire è che oggi è più difficile essere se stessi ( qui pretendo l’applauso per la scoperta dell’acqua calda), non credo che sia mai stato semplice esserlo, ma cavolo ora è più difficile e con ora intendo dalla società di massa, cultura di massa etc. dalla massa in poi ci siamo persi ancora di più; forse no non è più difficile, ma chi se ne frega per me donna ( wow!!!) di questo secolo di questo millennio perfettamente inserita nel suo tempo e figlia del mio tempo essere me stessa è difficile. Mi rendo conto di quanto il mio pensiero, quello che vorrei fare o dire sia effettivamente condizionato dal mio habitat naturale. Ho perso un po’ quella magia di chi pensa di poter fare da solo di chi si ritiene totalmente libero; io sono tutt’altro che libera lo sento, lo percepisco in maniera chiara è come se fossi legata tramite catene un po’ larghe indubbiamente (a tal punto larghe da renderti possibile immaginare che non ci siano, da farti credere d’essere libero perché quelle catene non le senti non hanno un peso non ti limitano nei movimenti). Odio queste catene, sono subdole.
Amo leggere perché chi scrive è nudo solitamente si mette in gioco non ha paura si mostra senza veli.
Mi piace scrivere per lo stesso motivo: cercare di spogliarmi, di rendermi sempre più forte abbattendo questi caspita di muri e di roccaforti che con il tempo hanno imparato a sfuggire al mio stesso controllo ed hanno una loro indipendenza, per cui si autogovernano da soli e da soli decidono che consistenza avere che materiale usare e quanto essere larghe e alte. Odio anche le roccaforti non mi consento di respirare non mi consentono più di farmi male stupidamente, non mi consento di soffrire delle idiozie fatte o dette da una persona totalmente insignificante per la mia vita; non mi consentono più il gusto della scoperta perché mi hanno totalmente bloccato la vista. Le odio perché sono pesanti da portare dietro, le odio perché quando incontro qualcuno mi devo scontrare con le sue roccaforti e per potermi relazionare, per potere vedere che cosa esse difendono bisogna demolire, e la demolizione non è mai indolore . Le odio perché questa lotta è impari perché le roccaforti di uno si sgretolano prima di quelle dell’altro, e poi le odio perché le mie cavolo non riesco a sgretolarle.
Comunque tutto questo per dire che in questo momento sento d’avere una serie di roccaforti ( tra l’altro le mie si sono date anche un’un organizzazione gerarchica perché sono a più livelli) dicevo questa serie di mura che coprono, difendono a tal punto che nemmeno io mi ricordo più che cosa stanno proteggendo. Eccolo qua il mio vuoto, il mio splendido vuoto senza ali, nient’altro che questo non ricordarsi più cosa ci sia dentro, avere la sensazione netta che oltre a quelle mura non ci sia altro. Cavolo che tristezza sono una serie di mura pesanti, pesantissime e null’altro per questo non ho più le ali almeno non le sento più.
Non resta altro che da domandarsi come ci sono arrivata e perché… e soprattutto come ne esco anche se ormai devo ammetterlo che sono un po’ affezionata a questo vuoto senza ali…

Un pugno di mosche

Strano davvero, ho scritto il “brano” qui sotto circa un anno fa e non posso fare a meno di notare che il mio stato d’animo da allora a oggi non sia cambiato molto, non mi piace per nulla questa staticità. Leggere me un anno fa e vedere che è esattamente uguale a me ora lo devo ammettere mi scuote, mi terrorizza, mi spaventa, mi immobilizza. Comunque prima o poi ne dovrò fare i conti intanto riporto lo pseudo brano:


“Ho creduto, ho creduto in tutto quello a cui potevo razionalmente credere. Ho creduto in me con tutte le forze, ho creduto in quello che potevo dare; ho creduto negli altri, ho creduto a quello che mi potevano dare, ho creduto in Dio, ho creduto alla sua esistenza, il massimo che mi poteva offrire. Ho creduto al sogno di potere avere un mondo migliore, ho creduto alla possibilità di migliorare me. Mi ritrovo con un pugno di mosche in mano, e francamente sono rumorose e mi ricordano continuamente l’entità dei miei fallimenti e mi fanno perdere anche l’ultima mia credenza quella di potere dimenticare e potere non vedere.
Odio le mosche, Io Dormo!
Il mondo mi ha confuso, il mondo mi ha mentito, e non sono pronta a perdoanarlo …. Io Dormo….”

Annegando

Pensi e credi veramente, ci speri di potere in qualche modo fare qualcosa nel tuo piccolo se non altro per dire domani ai tuoi figli: “c’ho provato con tutte le forze e con tutte le energia a mia disposizione …”
Combatti, lotti interiormente cercando di capire ciò che è “Bene” e ciò che è “Giusto”, passi anni della tua vita dietro a questo, leggi libri, stai ore e ore davanti a un albero a ragionare a cercare di penetrare a capire che mondo vuoi e che cosa vuoi dal mondo, e cosa vuoi dare tu al mondo …
Tutto questo risulta tempo perso, energia persa, attimi di futile felicità persa … capire capire arrivare con la mente in spazi inesistenti prescindere dal tempo e dallo spazio avere dentro di te l’eternità e percepirla. Tutto questo, quello per cui hai perso tempo, non ha significato perché al mondo interessa altro, al mondo interessa quanti esami hai dato e non quanto hai imparato…
Alla fine dei conti ti affronti, ti scontri, il tuo pensiero, i tuoi ideali ciò che di più caro avevi risultano essere tempo perso, perché la realtà vuole altro, pretende altro e tu rischi di diventare qualcosa di simile ad un inetto se non ti adegui a essa, se non ti inserisci negli schemi proposti da altri e nei confronti dei quali hai un solo compito cercare di uniformarti il più possibile tu smetti di esistere sei un “pensatore” o un “sognatore”, o proprio quando non ne vuoi proprio sapere delle categorie convenzionali, allora sì diventi un “pazzo”…
Anneghi, anneghi in questo fango, e ogni giorno che esci di casa ti rendi conto che sta prendendo sempre più parti del tuo corpo, tu sei fango, fango solo fango, quello che ti elevava che ti rendeva capace di innalzarti di prendere il volo è scomparso non sei altro che fango perchè le tue idee sono annegate, morte, ciò che ti faceva respirare non c’è più …
e allora piano-piano prima i piedi poi la gamba e sale sale il fango e poi gli occhi …e sei senza occhi non vedi più, non pensi più…

Due passi avanti e uno indietro

Mah cavolo, fa un po’ strano, fa un po’ serio avere un blog quasi “professionale“. Insomma per una abituata ad avere il blog su messanger e la pagina su facebook via consentitemelo “sono due grandi piccoli passi in avanti e uno indietro” vediamo che cosa riesco a combinare… Forse sono sulla via dell’emancipazione o forse ho segnato in questo preciso momento la fine della mia vita sociale oltre il computer, il tempo sceglierà per me…